16 agosto – S. ROCCO

Sia lodato Gesù Cristo!

Cari fratelli e sorelle, noi uomini siamo più o meno tutti sempre incontentabili. Se piove, diciamo: Ma potrebbe uscire un po’ di sole!; se c’è il sole e fa caldo: Ma ci vorrebbe un po’ di pioggia e di frescura! Veramente “chi la vuole cotta e chi la vuole cruda”, come si suol dire, anche nei confronti di Domine-Dio. Si vede proprio che non siamo perfetti, mentre i santi erano completamente abbandonati alla volontà del Signore, anche per gli avvenimenti più piccoli della loro esistenza. San Rocco, che noi oggi festeggiamo, – sapete – ne passò veramente tante durante la sua non lunga esistenza, eppure in ogni circostanza si abbandonò con fiducia e con amore nelle mani del Padre Celeste.

Quando, dopo aver curato gli appestati e averne guariti e miracolati molti, anche a lui capitò il brutto male della peste, non si ribellò; anzi addirittura, per non essere di fastidio ad alcuno, volle essere portato in bosco, e si fece adagiare lì sul fogliame, certo che la Provvidenza di Dio si sarebbe preso cura di lui, come difatti avvenne attraverso quel cagnolino che ogni giorno gli portava il cibo necessario, un po’di pane. E quando poi, dopo le sue peripezie e i suoi pellegrinaggi in Italia, decise di ritornare a Montpellier alla sua casa paterna, gliene successe un’altra di brutte, ossia non fu riconosciuto dai suoi stessi familiari. Quindi, fu preso per una spia e imprigionato; e così, umanamente parlando, finì miseramente i suoi giorni, ma certo anche allora egli disse: Sia fatta la volontà del cielo!

Cari fratelli e sorelle, abbiamo veramente molto da imparare dai nostri amici e modelli e fratelli maggiori che sono i santi. Intanto, per aggiungere qualche altra cosa alla nostra riflessione su S. Rocco, oggi festeggiato, direi che possiamo trovare un utile spunto anche semplicemente guardando la sua immagine, così come normalmente viene rappresentato, con degli elementi caratteristici che in un certo senso sintetizzano la sua vita.

S. Rocco ha in mano un bastone, non perché fosse vecchio – sembra sia morto poco oltre i 30 anni, quindi era giovane e forte, tutto sommato –, ma il bastone allora lo usavano i pellegrini , e anche noi oggi quando dobbiamo avventurarci a piedi specie per qualche sentiero poco praticabile, sempre ci muniamo di un bastone che serve da appoggio e, non si sa mai, anche come strumento di difesa contro qualche animale o contro qualche malintenzionato. C’è quindi il bastone nell’immagine di S. Rocco.

Inoltre, S. Rocco ci mostra sulla gamba la piaga della peste.

E infine, ai piedi di S. Rocco, ci sta il cagnolino con il pane in bocca.

Dicevo, questi tre elementi potrebbero offrirci un utile spunto di riflessione.

Il bastone indica che egli è stato pellegrino; infatti, ha trascorso la maggior parte della sua vita proprio in pellegrinaggio, pellegrinaggio di carità per aiutare il prossimo con il sacrificio di sé, e pellegrinaggio di fede e di devozione ai vari santuari in Italia, particolarmente a Roma, alle tombe degli apostoli. Ma quel bastone ricorda a tutti quanti noi che la nostra patria non è quaggiù bensì lassù in Paradiso, e che allora noi siamo pellegrini e stranieri in questo mondo. Quindi, la nostra eccessiva fatica per accomodarci ben bene affinché non ci manchi proprio niente e possiamo stare sempre meglio, è una fatica sprecata, è una fatica da pagani direbbe Nostro Signore, ossia di quelli che non credono in Dio e che si preoccupano poco del loro destino dopo la morte. Invece, a noi qui in terra è sufficiente veramente un tozzo di pane, qualcosa per vestirci, un tetto per ripararci; insomma, basta molto poco per vivere, per poter sopravvivere e per poter lavorare. Mentre noi, ahimè, ci siamo abituati troppo comodamente; però, non è detto che questi tempi di “bengodi” continueranno sempre; ricordiamoci di questo e prepariamoci anche a tempi più tristi. Ma, in ogni caso, come cristiani, in quanto pellegrini, dovremmo per lo meno avere il cuore distaccato da tutte le cose terrene: “Procuratevi dei tesori non quaggiù sulla terra ma lassù nel Regno dei Cieli”.

Poi, il secondo elemento che ritroviamo nell’immagine di S. Rocco è la piaga, la peste che egli ebbe alla sua gamba, ossia la malattia, la sofferenza, la croce, il dolore. Con le sue mille sfumature questa realtà è sempre presente nell’esistenza di ogni uomo che nasce, che vive e che muore in questo mondo. La croce è veramente nostra compagna di viaggio. Di fronte ad essa molti possono essere gli atteggiamenti: quello della ribellione, o della “atarassia” come dicevano gli stoici e i filosofi antichi. Ma certamente l’atteggiamento migliore, più giusto e più utile è quello insegnatoci da Nostro Signore, il Divin Crocifisso e che hanno praticato anche tutti i santi tra cui il nostro S. Rocco, ossia aprire le braccia e il cuore a “ sorella malattia”, alla croce allorché bussa ed entra a casa nostra. Infatti, la croce, accettata e offerta in questo modo, ossia con amore, ci porta diritti diritti in Paradiso, e ci fa acquistare tanti meriti per noi e anche per gli altri. Questa è una verità scritta in termini chiarissimi e lampanti nel santo vangelo. Non dimentichiamolo mai, specie quando siamo sotto l’oppressione di qualche sofferenza particolarmente grave.

E infine il terzo elemento presente nelle rappresentazioni di S. Rocco è il cane. Non capitò a San Rocco quello che si dice comunemente: “non ho neanche un cane” che mi faccia compagnia, o che stia con me o che mi aiuti. S. Rocco ce lo ebbe un cane, anzi un cane speciale, direi “telecomandato” dall’alto, dal Signore Dio. Infatti, ogni giorno andava a soccorrerlo nel bisogno, portandogli il “pane quotidiano” necessario alla vita. Non è che gli portava … il pranzo completo, ma semplicemente un tozzo di pane. Cari fratelli e sorelle, quando la sofferenza e la croce verranno nella nostra vita, o comunque in mezzo a tutti i problemi che abbiamo o che potremmo avere, se abbiamo fede in Dio proprio come ce l’ebbe San Rocco, la Divina Provvidenza non ci abbandonerà. Ci potrà essere richiesto il massimo, al limite delle nostre forze; ma se continuiamo ad fede, come Abramo e come la Vergine Maria, se non manchiamo di abbandono nel Signore Dio nostro Padre, certo Egli ci soccorrerà. Ce lo ha promesso in modo infallibile Nostro Signore Gesù Cristo; si servirà anche, se necessario, di mezzi straordinari, come del cane per S. Rocco; si servirà anche di miracoli per non farci mancare il necessario, quello di cui abbiamo veramente bisogno secondo la sua volontà.

In conclusione, cari fratelli e sorelle, tutto sommato, l’insegnamento generale e sintetico che ci viene dalla vita di S. Rocco oggi festeggiato è questo: dobbiamo cercare maggiormente i beni di lassù, interessarci di più dell’anima nostra e del Regno di Dio per amare Lui con tutto il cuore e per amare e servire il prossimo per amore, perché poi tutto il resto, ciò di cui abbiamo veramente bisogno per la nostra vita terrena, ci verrà dato in sovrappiù da quel Dio che è Padre, Padrone e Provvidenza.

Sia lodato Gesù Cristo!