X DOMENICA TO – C

Sia lodato Gesù Cristo!

 

Cari fratelli e sorelle, andando come pellegrini in Terra Santa, si può visitare anche il villaggio di Naim, ai piedi del monte Tabor, nella pianura di Esdrelon, dove c’è una piccola chiesa edificata a ricordo del miracolo di cui ci parla il Vangelo di questa domenica.

L’episodio raccontato da S. Luca mette davanti ai nostri occhi due cortei. Il primo corteo, formato da molta gente – dove appare  una povera mamma vedova, provata dalla vita, che ha perduto il suo unico figlio – è un corteo di morte, segnato dalle lacrime e dai lamenti. In senso opposto, invece, s’avanza un altro corteo, quello di Gesù e dei suoi discepoli, accompagnato da una grande folla. Questo secondo corteo possiamo immaginarlo animato dai sorrisi e dai canti. Si respira la serenità e la gioia. E’ il corteo della vita.

Quando i due cortei si incontrano, Gesù stesso prende l’iniziativa di accostarsi alla bara del giovane per risuscitarlo. Egli non è sollecitato da nessuno ma si muove spontaneamente, preso da compassione, per incontrare il ragazzo morto e sua madre che è nella tristezza. Egli si avvicina a loro per riportarli alla vita e alla gioia: “Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!»”.

Le parole del Salmo Responsoriale di oggi potrebbero stare molto bene sulla bocca del ragazzo risuscitato: “Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato … Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi, mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa”.

 

Cari fratelli e sorelle, leggendo questa pagina evangelica, il primo pensiero va a Gesù stesso, figlio unico di Madre vedova, la Vergine Maria, nel momento della sua Passione e Morte. Con la sua Risurrezione, come aveva promesso, Gesù ritorna alla vita e dona la gioia anzitutto a sua Madre Addolorata: “Regina coeli, laetare, alleluia! Rallegrati Maria!”. Forse quella volta a Naim Gesù pensò – e ci pensò pure l’evangelista che narra l’episodio –  a quello che si sarebbe verificato per lui stesso da lì a qualche anno.

Il miracolo della risurrezione del ragazzo di Naim ci ricorda ancora che, secondo la nostra fede cristiana e cattolica, l’ultima parola per l’uomo non è la malattia e la morte, ma la salvezza e la vita per l’eternità. E’ alla fine della vita che sentiremo risuonare definitivamente quelle parole: “Non piangere! Alzati!”. Noi siamo nati per la gioia e per la vita eterna in Paradiso: questo è il progetto di Dio. In effetti, questo miracolo di Naim è solo un segno di ciò che sarà alla fine, dopo questa vita e dopo la morte, per quanti corrisponderanno alla Grazia di Dio con la loro buona volontà. Solo chi si chiude e si indurisce sino alla fine e muore in stato di peccato mortale, resterà per sempre nella morte all’Inferno.

 

Un secondo insegnamento, che si può ricavare dal Vangelo di oggi, è che il Signore Dio è sempre all’opera, come disse Gesù: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero”. Continuamente egli passa per le strade di questo mondo e, anche senza essere direttamente pregato e senza neanche che qualcuno lo sappia, egli tocca e guarisce. Ah, se potessimo vedere con gli occhi del corpo questa azione misteriosa e benefica e continua di Dio sulla società, come quella del sole che con i suoi raggi arriva a tutti e a ciascuno! E’ il cosiddetto mistero della Divina Provvidenza. Dio agisce qui ed ora, anche per me e per la mia vita: debbo crederci con tutte le mie forze, e questa certezza mi farà tanta pace e fiducia e forza. Gesù ancora oggi, come allora, si prende  compassione di questa umanità, specie lì dove ci sono lacrime e sofferenze. La vera tragedia sarebbe quella di vivere ignorando Dio, anzi rifiutandolo o, peggio, combattendolo apertamente. Solo questo è il vero male dell’uomo. La cosiddetta morte di Dio è in realtà solo la morte dell’uomo che senza Dio non può vivere. Veramente “Il Signore è difesa della mia vita” come dice l’Antifona della Messa e “sorgente di ogni bene” come dice invece la Colletta di oggi.

 

Il terzo insegnamento del Vangelo è che su questa terra e in questa vita,  nonostante tutte le scoperte e i progressi, avremo sempre a che fare col dolore e con la sofferenza, e in particolare con la malattia e la morte. E’ inutile che ci illudiamo o che facciamo illudere gli altri con false promesse e filosofie che vorrebbero costruire un Paradiso in terra: questo non esiste né esisterà giammai! Spesso, anzi, la pretesa di costruire un  Paradiso in terra si trasforma in un Inferno anticipato: quante lacrime e sangue in più, conseguenza delle rivoluzioni fatte per stare bene o meglio in cosiddette società utopiche!

Il cristiano, certo, non è un pessimista, ma è piuttosto un realista, nel senso appena spiegato. E proprio perché realista – non accetta e non predica illusioni – è anche ottimista.  Perché, se è vero che noi non possiamo eliminare il dolore dalla storia umana, è vero che possiamo e dobbiamo “gestirlo” affinché esso serva per il bene, già qui in terra e poi eternamente in cielo, per noi e per tutti.

Infatti, noi cristiani dobbiamo imitare il Cuore di Gesù nel prenderci compassione dei fratelli, nel custodire  il nostro prossimo, specie quello sofferente e ammalato, nel “toccare la carne di Cristo”,  come si esprime spesso Papa Francesco. Il dolore è un’occasione privilegiata per crescere e per far crescere nell’amore e nel bene. Noi cristiani siamo come una “umanità aggiunta” al corpo di Cristo, prestata a lui affinché egli continui a fare il bene su questa terra. Un scritto di R. Follereau, messo anche in musica, dice tra l’altro:  “Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi … Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi. Cristo non ha labbra ha soltanto le nostre labbra per raccontare di sé agli uomini d’oggi”. Ognuno è chiamato ad assumersi le sue responsabilità.

 

E possiamo aggiungere un quarto e ultimo insegnamento, collegato questa volta soprattutto alla Seconda Lettura, dove S. Paolo ci parla della sua conversione dal Giudaismo al Cristianesimo.

Cari fedeli, ci sono le guarigioni fisiche e ci sono le guarigioni spirituali. Ci sono i miracoli per il corpo e i miracoli per l’anima ancora più strepitosi e importanti. Anzi, nell’economia di Dio, i primi devono servire ai secondi. S. Paolo era come morto, non nell’ateismo ma in una fede sbagliata e incompleta, e addirittura perseguitava Gesù Cristo e la sua Chiesa, fino a quando non venne la luce dall’alto, all’improvviso, senza che egli l’avesse chiesta … Forse qualcuno avrà pregato per lui: S. Stefano, la Vergine Maria … Sta di fatto che arrivò finalmente il giorno e l’ora  – come egli stesso scrive –  “Quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti”.

 

Carissimi fedeli, dobbiamo chiedere a Dio per noi stessi e per i nostri fratelli e per tutti gli uomini che, se è conforme alla sua Volontà, ci guarisca dai mali fisici, ma che ci guarisca soprattutto della cecità spirituale, dalla chiusura alla vera fede e che invece ci faccia percorrere la strada della conversione e della Grazia. Il Signore Dio, per guarire l’uomo nell’anima e nel corpo, può agire direttamente come nel Vangelo di oggi e come per la conversione di S. Paolo, oppure può agire per mezzo dei suoi profeti, come nel caso di Elia, che operò anche lui la risurrezione del figlio unico di madre vedova, di cui ci parla la Prima Lettura.

In conclusione: ciascuno di noi si renda disponibile a Dio, mettendosi nelle sue mani come strumento di bene e di grazia. L’importante è che, come è stato per i santi, in qualunque circostanza, nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore, si “accresca il nostro amore “ (Preghiera sulle offerte) per il Signore e anche per il prossimo. E in conclusione rivolgiamoci al Signore Dio con le parole della  Preghiera dopo la comunione di oggi: Signore, la forza risanatrice del tuo Spirito … ci guarisca dal male che ci separa da te e ci guidi sulla via del bene”. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo!

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