DOMENICA XVI TO – C

Sia lodato Gesù Cristo!

Nei giorni scorsi sono stato con un confratello in giro per l’Italia per qualche servizio, e abbiamo approfittato dell’occasione per fare visita ad alcune consorelle monache di clausura e anche per fare visita ad un paese speciale, chiamiamo Nomadelfia (in provincia di Grosseto), dove ci sono circa 400 persone,  appartenenti a 60 famiglie, che vivono una vita umana ed evangelica in fraternità e nella semplicità. Inviterei chi può sia a fare visita a qualche monastero di clausura sia a far visita a questa cittadina in provincia di Grosseto, specie le persone o le famiglie che hanno qualche difficoltà, o vivono momenti di crisi,  perché simili visite possono far molto bene.  Ma intanto a me e al confratello, questi amici di Nomadelfia come pure le monache di clausura, hanno riservato una accoglienza squisita e fraterna. Questo ha gratificato noi ma ha fatto onore anzitutto a loro, perché è giusto trattare gli ospiti con rispetto e perfino con delicatezza.

Specie presso gli antichi l’ospitalità era una cosa sacra al massimo; e tutto sommato anche noi, che pure viviamo nella cosiddetta civiltà del benessere, siamo ancora fedeli a questi principi elementari di accogliere l’ospite e di servirlo nel modo migliore.  Quanto più l’ospite è di riguardo  tanto più l’accoglienza deve essere eccellente. Noi ci comportiamo così in maniera quasi istintiva e naturale. E facciamo bene.

 

Ma mi domando e chiedo: “E se per caso venisse a visitarci Dio stesso? E se per caso venisse a farci visita Dio, il Creatore del cielo e della terra, l’Onnipotente, l’Infinito, il Padre e Padrone, il Signore di tutte le cose? E se per caso?! …”.

Un simile onore – come ci ha ricordato la Prima Lettura di oggi –  ce l’ebbe il padre Abramo, e direi che ben se lo meritava, perché egli aveva dato prova di grande fede, di grande speranza, di grande amore a Dio,  e di grande docilità alla sua parola. Faremmo bene a rileggere dalla Bibbia tutta la storia di Abramo, e in particolare la pagina di oggi al capitolo diciottesimo: “In quei giorni il Signore apparve ad Abramo alle querce di Mamre”. Chi va in Terra Santa può visitare anche questo luogo, Mamre, dove aveva posto le sue tende Abramo, e dove ricevette la visita non di un ospite illustrissimo ma, come detto, addirittura del Signore Iddio Jahwè.

Ripeto: E’ bello ed è bene rileggere questa pagina perché essa è molto interessante, singolare e misteriosa. Forse non ci avete fatto caso, ma il Signore Dio che appare ad Abramo, secondo il racconto dell’autore sacro, sembra essere uno solo (e parla al singolare) ma nello stesso tempo sono tre persone (e parlano al plurale). Infatti, leggiamo testualmente: “Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui”. Mentre, alla fine è detto: “Il Signore riprese: tornerò da te tra un anno a questa data e all’ora Sara, tua moglie, avrà un figlio”. Sappiamo che Sara, la moglie di Abramo, era in età avanzata e non aveva  fino allora avuto figli; quindi, fu un miracolo la nascita del figlio della promessa, Isacco.

Ho fatto notare questo particolare (uno e tre, singolare e plurale) perché i santi e gli esegeti dicono: Ecco, forse in questo passo è prefigurata addirittura la SS.ma Trinità, il mistero di Dio uno e trino, uno nella natura e trino nelle persone. Bene, chiusa la parentesi.

Ma Abramo, che ebbe questo onore di avere la visita di Dio, di ospitarlo e di accoglierlo, vediamo come si dà da fare, dimenticando tutto il resto giustamente per dedicarsi solo a Jahwè, a questi tre personaggi che rappresentavano Dio. Dona il meglio di sé perché certo un onore simile non capitava tutti i giorni. E Abramo si comportò ottimamente.

Cari fratelli e sorelle: Se per caso ci visitasse Dio, dovremmo come Abramo riservargli la più squisita accoglienza, perché un ospite simile non ha eguali. Il Papa rappresenta Dio, ma se venisse a visitarci Dio stesso?!…

Un onore simile fu riservato poi a tutti quelli che, quando il Figlio di Dio si fece uomo, ebbero la gioia e la grazia di accogliere in casa loro Gesù, riconoscendolo Messia e Salvatore del mondo. Talvolta, erano le persone  che invitavano Gesù, come Marta e Maria, come anche gli sposi di Cana di Galilea: “Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli”. Qualche altra volta era Gesù stesso che sia auto-invitava (evidentemente per uno scopo preciso, sempre scopi di bene, di conversione, di santificazione), come quando alzando gli occhi vide Zaccheo, appollaiato sull’albero di  sicomoro – chi va a Gerico può vedere ancora qualche discendente di questo sicomoro sul quale era appollaiato Zaccheo. E, alzando lo sguardo, Gesù disse: “Zaccheo, scendi presto, perché oggi mi devo fermare a casa tua!”.  E andando Gesù in quella casa, in effetti convertì Zaccheo che fece una bella professione pubblica di conversione e di riparazione.

Anche San Matteo, che faceva il mestiere di riscuotere le tasse, allorché Gesù lo chiamò, poi egli – dice il vangelo – lo accolse in casa sua, e per la gioia e la festa grande, invitò tanti altri amici, e preparò un bel banchetto, tanto che poi i soliti Scribi e Farisei mormorarono dicendo di Gesù: “E’ andato a mangiare in casa di un pubblicano e di un peccatore!”. Infatti, quelli che riscuotevano le tasse erano considerati peccatori, sia perché erano al servizio dei dominatori cioè i romani, sia perché e a volte, maneggiando i soldi – come spesso capita – un po’ di soldi li mettevano nelle proprie tasche.

 

Comunque,  volevo solo dire che, in effetti, Gesù, il Figlio di Dio, durante la sua vita, fu ospitato in tante case lì  in Palestina. Emblematico è il caso di questa famiglia di benestanti, Marta, Maria e Lazzaro, di cui ci parla il Vangelo di oggi. Loro spesso e volentieri ospitavano Gesù in casa. Anche oggi si può andare a Betania in Palestina e visitare questi posti. E sappiamo che Nostro Signore ricambiò la cortesia di quella ospitalità in tanti e tanti modi, con grande generosità. Per esempio, addirittura risuscitò il fratello Lazzaro, dopo che era morto già da quattro giorni: “Lazzaro, vieni fuori! “. Anche Abramo, come già ricordato, ebbe una ricompensa specialissima per l’ottima accoglienza riservata a Dio che lo aveva visitato, perché Dio donò a lui e alla moglie Sara un figlio inaspettato, impossibile, il figlio del miracolo. Come vedete, cari fedeli, Dio ricompensa sempre con abbondanza quanto si fa per lui.

Dicevo all’inizio che io e un confratello siamo stati da queste consorelle di clausura e a Nomadelfia, e ci hanno dovunque accolti con grande fraternità, e ringraziamo di cuore. E così noi facciamo abitualmente con gli ospiti, specie quanto più essi sono di riguardo, illustri e importanti. Ma domandavo già: E se per caso ci venisse a visitare Dio stesso? Abramo, Marta e Maria ci insegnano: Se venisse a visitarci Dio stesso, sarebbe per noi un onore troppo grande, e dovremmo dedicarci unicamente ed esclusivamente a lui, nostro ospite, che ci visita.

 

Ma, a ben rifletterci, cari fratelli e sorelle, queste non sono solo ipotesi o racconti. Questa è la nostra storia, cioè Dio storicamente, concretamente, nel tempo e nello spazio, veramente ci è venuto a visitare:E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi”. Dio ha visitato il suo popolo in Nostro Signore Gesù Cristo. Questa visita di Dio all’umanità è un fatto storico documentatissimo che si verificò circa 2000 anni fa; ma, come ben sappiamo, non è che si verificò allora e poi terminò, punto e  basta. No, si tratta di una visita perenne, ininterrotta; ormai, Dio visita continuamente tutta l’umanità, i popoli, le nazioni, le famiglie, i cuori, ogni singola persona. Questa è la pura sacrosanta verità. E, in particolare, la Chiesa Una Santa Cattolica e Apostolica è la testimonianza e la presenza di Gesù Figlio di Dio in mezzo agli uomini, del Signore Dio che visita l’umanità.

 

E tutto questo poi si verifica in maniera bella, intima, personale e speciale che di più non si può, con la Santa Messa e con la Santa Comunione. Nella Messa, alle parole della Consacrazione, il pane cessa di essere pane e il vino cessa di essere vino, e diventano Nostro Signore Gesù Cristo, vivo e vero, presente, che ci visita. E poi Egli può e vuole addirittura venire nell’anima nostra con la Comunione. Una visita così intima, veramente non ce l’ebbe neanche Abramo e neanche Marta e Maria. Noi invece sì.

 

Ma se Dio ci visitasse? No, sta di fatto che Dio ci ha già visitati e ci visita ogni giorno. Ma noi, quale accoglienza gli riserviamo? Quale accoglienza l’umanità riserva a Dio che la visita?  E quale accoglienza i cristiani e i cattolici riservano a nostro Signore Gesù Cristo che li visita? E quale accoglienza gli riservo io personalmente? Quale? Lascio a voi e a ciascuno la risposta.

 

Sia lodato Gesù Cristo!

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