XVIII DOMENICA TO-C

Sia lodato Gesù Cristo!

 

Il 2 agosto è la festa di Santa Maria degli Angeli o della Porziuncola, per la quale occasione si può lucrare la Indulgenza Plenaria cosiddetta “del Perdono di Assisi”. Questa festa richiama alla nostra mente la figura del Serafico Padre S. Francesco d’Assisi, Patrono di Italia, il Poverello per antonomasia perché effettivamente egli ha fatto di “Madonna Povertà”, come lui la chiamava e come dice anche Dante Alighieri nella sua Divina Commedia,  la sua sposa: S.  Francesco ha sposato Madonna Povertà.

 

Certamente, per i Frati Francescani è un obbligo seguire gli insegnamenti e gli esempi di S. Francesco,  essi che come lui e come tutti i religiosi si sono legati a Dio con i tre Voti di cui uno è appunto il Voto di povertà. Però, l’esempio di San Francesco e dei santi è valido, comunque, anche per tutti i cristiani e per tutti i battezzati in generale. Infatti, chi vuole essere seguace di Gesù, “praticatore” del vangelo, chi vuole camminare bene sulla retta strada,  in direzione del Paradiso  – ecco “destinazione: Paradiso” come dice la canzone – tra le altre cose, non deve lasciarsi prendere dalla passione delle ricchezze e dei beni, dall’ansia di accumulare e accaparrare, da quella bramosia che S. Paolo nella Seconda Lettura di oggi definisce “idolatria”. I beni, infatti, possono diventare un idolo, cioè possono prendere il posto di Dio. In effetti, Dio è tutto ed è colui che solo merita la nostra adorazione e il nostro servizio. Ma, se togliamo Dio, o se lo mettiamo in un angolino come una scopa dietro la porta, e piazziamo invece sul trono qualche altra cosa – perché l’uomo deve pur vivere per un ideale -, allora, quel qualcosa che mettiamo al posto di Dio, siccome in realtà non è Dio, allora è una menzogna e viene chiamato idolo. E gli idoli possono essere tanti e tanti. Ce ne sono alcuni generali e perenni che valgono per sempre e per tutti; ce ne sono poi altri specifici, di una determinato tempo e luogo; e infine ce ne sono alcuni personali, del singolo individuo: cioè, ognuno può farsi un suo idolo al posto del  Dio vivo e vero. Comunque, in genere gli idoli più comuni sono: la gloria, il successo, il potere, il piacere, la bellezza … Tra gli altri c’è, appunto, l’idolo dei beni, delle ricchezze, dell’avere tanto e sempre di più. Ecco, le Letture di oggi, ci parlano di questo idolo. Ma, d’altra parte,  basta aprire la Bibbia e in particolare il santo Vangelo per vedere quante e quante altre volte si ritorna su questo stesso argomento. Neanche a farlo apposta, o meglio a farlo apposta, la Chiesa ci propone questi argomenti scottanti (anche il sole scotta in questi giorni!),  argomenti di scottante e perenne attualità, proprio nel tempo dell’estate e delle vacanze. Oggi è presente questo argomento, mentre domenica scorsa era il tema della preghiera (Marta e Maria, il Padre Nostro). Soprattutto nel tempo delle vacanze, l’uomo pensa ad altre cose, ha altre cose per la testa, e quindi anche i cristiani possono lasciarsi prendere da esse.  La Chiesa sembra proprio una “guastafeste” con la sua predicazione;  ma d’altra parte  guai se non fosse così! Nostro Signore ha detto: “Io non sono del mondo, come voi non siete del mondo”.  Il cristiano e la Chiesa vanno sempre  contro corrente; è  stato così in questi 2000 anni, e così continuerà ad essere sino alla fine.

 

Allora, cari fratelli e sorelle, facciamo bene a esaminarci su questo punto.

A tal proposito, ci sono frasi molto forti nella Bibbia;  per esempio, il versetto di un Salmo dice: “L’uomo nel benessere non comprende, è come gli animali che periscono!”. L’uomo nel benessere diventa come un animale. E nel santo Vangelo la frase: “Dove uno ha il suo tesoro lì ha il suo cuore”.  Quindi, ahimè, l’uomo può mettere il suo cuore nelle cose e perdersi appresso ai beni. Si rovina la salute fisica, perché se ne parte il cervello o gli viene un attacco al cuore – avendo troppi beni e troppe ricchezze, non è facile starci dietro (mille e mille pensieri!) – e ancora di più si rovina la salute dell’anima, perché comunque questi beni eccessivi ostacolano il cammino verso Dio.  Gesù cominciò a predicare dicendo: “Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli!”. E, d’altra parte, Gesù, prima e più che con le parole, ci ha insegnato questa cosa con il suo esempio. Infatti, egli, il Figlio di Dio, venendo su questa terra, non ha scelto e non ha fatto una vita da pascià, ma al contrario una vita di povertà, a cominciare dalla nascita e fino al Calvario. Avrebbe potuto scegliere una vita diversa, invece ha voluto la povertà, proprio perché doveva insegnare a noi la strada migliore e più giusta per il cielo.

 

Allora, ripeto: esaminiamoci su questo punto,  di cui ci parlano le Letture di oggi.

E in concreto, che cosa fare? Mah, non è mai facile il rapporto con le cose, perché le cose prendono la mano senza che uno se ne rende conto. Ma proprio per questo, ogni tanto è necessario ritornare su se stessi e farsi l’esame di coscienza: Ma  questa e quest’altra cosa in fondo a che mi servono? In genere, comunque, è bene accontentarsi del necessario: avere quanto serve per mangiare, per vestire, per lavorare e per vivere. Il necessario per la vita, per sé e per i propri cari – se uno è responsabile anche di una famiglia o di una comunità –. Ma non fare la corsa all’accaparramento. Il poco basta, il troppo guasta.  Ecco perché Nostro Signore nel santo Vangelo, nel Padre Nostro ci ha insegnato a chiedere solo per ogni giorno: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.  Quasi quasi Egli ci vieta di pensare anche a domani, coltivando una fede assoluta nella Divina Provvidenza. Ma comunque, il necessario, mentre il di più ci fa male.

 

Inoltre, le cose che abbiamo e che comunque possediamo, dobbiamo utilizzarle non solo per noi e per stare meglio, cioè in maniera egoistica. Abbiamo sentito questo uomo della parabola del santo Vangelo di oggi. Egli diceva in termini nostri: “Pancia mia, fatti capanna!”, ossia: “Adesso riposati, mangia e bevi, datti alla gioia perché starai bene per tanto tempo!” . – “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita!”.  Quindi, riguardo a quei beni egli pensava egoisticamente solo a sé. E viene in mente anche l’altra parabola evangelica del ricco epulone e del povero Lazzaro. Ecco: i beni che abbiamo non dobbiamo utilizzarli solo per noi stessi, ma utilizzarli anche e anzitutto per Dio e per gli altri. Noi invece, ahimè, più che donare, addirittura cerchiamo di prenderci anche quello che appartiene agli altri! Il Vangelo di oggi comincia proprio con una contesa per motivi di eredità: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”.  Quante volte si ammazza per un metro di terra in più! C’è un bel racconto di un famoso scrittore russo, intitolato “La terra che basta” . Non ve lo dico ora perché è lunghissimo; ma, comunque, alla fine, il protagonista del racconto, che voleva possedere tanta terra, per le troppe preoccupazioni e affanni addirittura se ne morì e fu sepolto sotto un metro di terra! Commenta lo scrittore: Ecco la terra che basta all’uomo, quella di cui viene ricoperto quando muore! “Vanità delle vanità: – dice il Qoelet nella Prima Lettura di oggi – tutto è vanità”.

 

Allora, prima cosa: non affannarci ma contentarci del necessario. E, seconda cosa, pensare che quello che abbiamo non è solo per noi. Quindi, gestirlo nella disponibilità, nella carità e nell’apertura. Se facessimo così, staremmo meglio, sotto tutti gli aspetti. Un tempo, quando la vita era più semplice e quando c’era più povertà,  si sperimentava anche questa “condivisione dei beni”. Io oggi davo a te una pagnotta di pane, tu domani me la restituivi o mi davi un’altra cosa in cambio. In qualche modo, la casa mia era la casa tua e viceversa. Oggi non è più esattamente così, proprio perché i beni, il cumulo dei beni, la corsa ai beni ha reso gli uomini cattivi,  egoisti e chiusi. Ma a lungo andare, una vita così diventa veramente impossibile. È come una lotta all’ultimo sangue tra animali. Chi riesce ad afferrare una fetta di carne o un osso deve combattere per conservarlo egoisticamente!

 

E infine, concludendo il discorso: dirigere il nostro cuore, quel po’ di cervello e di cuore, le energie e il tempo assai limitati che abbiamo a disposizione, dirigerle un po’ di più e in maniera principale sulle cose del cielo,  sui beni spirituali dell’anima, come ci esorta oggi S. Paolo nella Seconda Lettura:  “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate nelle cose di lassù; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra!”. Infatti, che cosa ci portiamo appresso dopo questa vita? “Il sudario non ha tasche” ci ripe Papa Francesco.  Alla fine, alla fine alla fine, che resta? Solo l’anima e le opere buone, la preghiera, i sacramenti, la Parola di Dio, le virtù cristiane, il buon esempio. Queste uniche cose veramente importanti di cui poi leggiamo nella vita dei santi. Ecco, i santi sono stati i veri ricchi! Invece, quelli che hanno accumulato qui in terra e hanno speso tutta la vita dietro alle cose, poi hanno lasciato assolutamente tutto, come dice la Parola di Dio e come ci testimonia l’esperienza! Ne è valsa veramente la pena? “A che serve guadagnare il mondo intero se poi si perde l’anima?”. L’uomo vale di più del cibo e del vestito! Quindi, l’uomo veramente saggio vive per Dio e per le cose del Cielo, cioè per le cose eterne.

 

Cari fratelli e sorelle, questa è una bella predica valida per tutti gli uomini ma specialmente per i cristiani. E’ vero che anche noi viviamo in questo mondo e quindi siamo condizionati dall’atmosfera, dall’”aria che tira”. Ma noi cristiani dobbiamo essere sempre diversi. Quanto più il mondo si fa cattivo e brutto – e purtroppo oggi è così! – tanto più noi cristiani dobbiamo migliorare nella bontà, dobbiamo splendere come astri nella notte, proprio come erano i nostri primi fratelli cristiani al tempo dei romani e dei greci, nel mondo pagano in cui vivevano.  Terminiamo con la preghiera della Colletta (II formula) iniziale della Messa: “O Dio, principio e fine di tutte le cose, che in Cristo tuo  Figlio ci hai chiamati a possedere il regno, fa’ che operando con le nostre forze a sottomettere la terra, non ci lasciamo dominare dalla cupidigia e dall’egoismo, ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a te”. Amen!

 

Sia lodato Gesù Cristo!

 

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