XIX DOMENICA TO-C

Sia lodato Gesù Cristo!

Cari fratelli e sorelle, il giorno 14 agosto si celebra la festa di un grande santo, Massimiliano M. Kolbe, polacco, sacerdote, francescano, innamorato dell’Immacolata e martire della fede e della carità. Offrì spontaneamente la sua vita per salvare quella di un fratello di prigionia nel 1941 durante la seconda guerra mondiale. È meraviglioso quello che ha fatto, come anche quello che ha scritto, nel tempo sostanzialmente breve della sua vita, solo 47 anni. Ecco, potete magari personalmente leggere qualcosa in più su di lui. Ma egli offrì la sua vita per amore e morì esattamente il 14 agosto ai primi Vespri della solennità dell’Assunta. Il suo sacrificio, il dono della sua vita senza dubbio è stato abbondantemente ricompensato soprattutto nel Regno dei Cieli: “Chi donerà la sua vita per me la troverà” ha detto Nostro Signore e le sue parole “non passeranno”.

Il giorno seguente poi, il 15 agosto, celebriamo la bellissima solennità dell’Assunzione:  la Madonna viene introdotta in Paradiso non solo con l’anima – come accade per tutti i santi ( per esempio, S. Massimiliano) –  ma, per un privilegio speciale di Dio,  la Madonna viene introdotta in Paradiso anche col corpo, subito, al termine della sua vita terrena, senza aspettare la fine del mondo. In Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, si è già realizzato perfettamente tutto il progetto di Dio,   quello che Dio ha in mente da sempre anche per tutti e per ciascuno di noi.

Allora, in questi giorni che sono come il clou dell’estate e delle vacanze con tutti gli annessi e connessi, la Chiesa, nostra Madre e Maestra, di cui per grazia speciale facciamo parte dal giorno del nostro Battesimo, la Chiesa ci pone dinanzi agli occhi la visione del cielo.  La Vergine Assunta in cielo, S. Massimiliano M.  Kolbe un santo che entra in cielo, che fa il dono della sua vita terrena e riceve in cambio la vita eterna. Quindi, mentre tutti e tutto attorno a noi sembrano indicarci la terra, la Chiesa invece ci indica il cielo.

Questo messaggio è sempre assai utile e importante, anzi assolutamente necessario, cari fratelli e sorelle; infatti, sapere per chi e perché viviamo e dove siamo diretti   è fondamentale per vivere in modo giusto, per non sbagliare nel cammino, per non fare cose storte e riprovevoli ma al contrario praticare ogni bene e ogni virtù. Nostro Signore Gesù Cristo,  nel santo Vangelo di oggi, enumera alcune delle cose condannabili che non bisogna fare. E, al contrario, ci dice alcune delle cose giuste e consigliabili, da compiersi. Afferma: “Non datevi alla pazza gioia, dicendo: la vita è nostra, ne facciamo quello che vogliamo; non accomunate tesori quaggiù!”. In sostanza, Nostro Signore dice: “Preparatevi per il cielo, per la vita eterna e per il Paradiso; e in questa preparazione e attesa, vigilate e pregate. Vigilate e pregate, facendo opere buone  e rimanendo servi fedeli”.

Ognuno di noi – diciamo così – sta al suo “posto di combattimento”, perché “la vita è una guerra”, come dice il libro di Giobbe e come dice anche una espressione popolare. Io, per grazia di Dio, sono sacerdote; come ognuno di voi occupa un posto, in genere nel matrimonio, come sposa, come mamma, come papà, come nonni, come figli. Ma quanti di noi restiamo al nostro posto con fedeltà sino alla fine, con amore e per amore? Ecco, S. Massimiliano Kolbe è stato uno di costoro. Invece oggi, in genere, sembra che tanti abbiano perso la testa; sembra che ci sia “il colera  delle teste” come ha detto qualcuno, per cui si dimenticano i principi più fondamentali.

Ma, non possiamo mica ragionevolmente pensare che la vita è nostra e che possiamo farne quello che vogliamo e che non dobbiamo rendere conto a nessuno?! …  Possiamo anche pensarlo, forse potremmo anche illuderci di pensarlo, ma in fondo in fondo non ne siamo poi così sicuri … E se veramente la vita ci fosse stata donata soltanto “in prestito”, diciamo così, per amministrarla in un “certo modo”? E se dovessimo veramente un giorno rendere conto a qualcuno di quello che abbiamo fatto, di come abbiamo usato la vita? E se per caso questa ipotesi fosse una realtà, come ci troveremmo alla fine, quando tutto sarà passato? È un interrogativo mica da poco!  Mica da passare sotto gamba, mica da scherzo!  È fondamentale, direi! E’ questione di vita o di morte! Perché, alla fine, passeranno tutte le bellezze, tutte le vacanze, tutti divertimenti, tutti i poteri,  le luci e i riflettori, i sorrisi e le canzoni, alla fine  passerà  assolutamente tutto, e ci troveremo soli dinanzi a Dio che ci ha creato. Forse qualcuno potrà anche ricordare la famosa poesia di Salvatore Quasimodo: “Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera”.

Dunque, questa è la cosa più importante. Ecco, Nostro Signore nel santo Vangelo di oggi con uno dei suoi raccontini,  come abitualmente faceva, ce lo ricorda. E, siccome è Nostro Signore e non è uno qualunque, uno che magari ha studiato un po’ più di me, più sapiente, più intelligente, più bravo, che ne so … Se fosse uno così, potremmo ascoltarlo o no, o ascoltarlo a metà, fino ad un certo punto … Ma Nostro Signore  Gesù Cristo è il Figlio di Dio fatto uomo – noi così lo crediamo – via, verità e vita, luce del mondo, il nostro unico Salvatore! E quindi, se Lui  dice una cosa, quella è veramente e non un’altra! Se Lui ci dà un buon consiglio, quello è il consiglio giusto e non un altro! “Da chi andremo, Signore – disse quella volta S. Pietro, ed è forse una delle frasi più belle di tutto il Vangelo – da chi andremo, Signore, Tu solo hai parole di vita eterna!”. E in sintesi, Nostro Signore Gesù Cristo ci dice e ci consiglia proprio questo:  Il cielo è la meta del vostro cammino, il fine della vostra vita.

Nella Prima Lettura di oggi l’autore del Libro della Sapienza ricorda “la notte della liberazione”,   quell’evento fondamentale per il popolo d’Israele che fu l’uscita dalla schiavitù dell’Egitto per essere poi introdotti nella terra promessa.  Ma, ad una riflessione più approfondita che gli stessi autori sacri fanno – e lo abbiamo sentito anche nella Seconda Lettura, la Lettera agli Ebrei – ad una riflessione più approfondita, si viene a capire che la vera terra promessa non è una terra di quaggiù ma è ancora una volta il Regno dei Cieli. E si viene a comprendere che noi tutti siamo in cammino e in pellegrinaggio, attraverso il deserto di questa vita, un po’ come il popolo di Israele nel deserto, per arrivare poi alla meta che, torniamo a ripetere, è la Gerusalemme dei Cielo.

Ecco perché Nostro Signore, appena cominciò a parlare nella sua predicazione pubblica, disse: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei Cieli! Beati i miti perché erediteranno la terra!”, non questa terra ma La Terra dei Viventi, la Terra Promessa,  la Terra dell’Aldilà. “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio!”. In effetti, Gesù non è venuto a predicarci un regno terreno: “Se il mio regno fosse di questo mondo – disse dinanzi a Ponzio Pilato –  mi sarei comportato diversamente, e così anche i miei discepoli”. Infatti, lo vediamo come si comportano quelli che aspirano ai regni di quaggiù, da che mondo è mondo, anche se i procedimenti cambiano, ma la sostanza resta la stessa.

E quindi, in conclusione, Nostro Signore è venuto per indicarci e per aprirci le porte del Regno dei Cieli. Questo è il messaggio bello, fondamentale, grande che dobbiamo assolutamente ricordare, e in base al quale poi operare tutte le scelte. Insomma, regolarci sempre “in vista del Paradiso”. Quindi, per essere ancora più semplici e più concreti e più pratici, riflettere così: “Quanto Dio mi ama! Mi ha creato per amore e mi ha creato per darmi un giorno il Regno dei Cieli,  che è poi la vita eterna, la vita insieme a Lui, nell’amore di Lui Padre e Figlio e Spirito Santo con tutti gli altri salvati e santi! Dio mi ha dato le cose belle di quaggiù: il sole, la luna, le stelle, le piante, i pianeti, il mare, i fiori ecc … tutte le cose belle di quaggiù  solo nella previsione di darmi un giorno le cose bellissime di lassù”. Cioè, Dio ci ha creati per questa vita terrena solo con l’intenzione di darci poi la vita eterna. Questo è il progetto di Dio su ciascuno di noi. E Dio Padre trepida su di me; ha un cuore che trepida, che si commuove, che è sempre proteso su di me per amore, evidentemente. Ecco, il significato della nostra vita. E allora,  dobbiamo continuamente domandarci: “Questa cosa mi  serve per l’eternità e per il Paradiso? Mi aiuta o mi è di ostacolo, per arrivare un giorno lassù, per essere salvo e per essere santo?”.

Queste sono le domande fondamentali, così noi cristiani dobbiamo e vogliamo vivere la vita. Come vedete, è un Vangelo esattamente contrario e opposto alla mentalità corrente e alle mode del mondo. Guardate la gente e la pubblicità in genere  di che cosa parlano; leggete i giornali, ascoltate la radio e la TV, navigate in internet: sport, canzoni, interessi, soldi, scommesse, politica, sesso, divertimenti … Insomma, tutto e solo per questa terra; sembra che non si sappia più alzare lo sguardo per vedere il cielo, che è la nostra meta ultima e definitiva. Gli animali  Dio li ha fatti con quattro zampe, che camminano per terra e  guardano giù, perché gli animali – checché ne possano dire taluni o molti – hanno come destino la terra. Sono l’uomo cammina in posizione eretta, perché grande è la sua dignità e perché con il capo può levare lo sguardo verso il cielo: anche questo particolare, secondo me,  non è  per caso e senza significato, ma proprio per farci comprendere che la meta dell’uomo è il Cielo, è il Paradiso.

Ed ecco perché nella Colletta all’inizio di questa Messa, la Chiesa ci ha fatto pregare così:Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso”. Platone, Aristotile hanno parlato in qualche mondo di Dio come Motore Immobile, Idea del Bene; i Musulmani parlano anche loro di Dio-Allah, ma qui nella Chiesa Cattolica c’è molto di più: “Dio onnipotente ed eterno che ci dai il privilegio di chiamarti Padre … “. Riesci ad immaginare che il Dio del cielo e della terra, l’onnipotente, l’infinito, l’onnisciente, Colui che è, è tuo Padre?! … Riesci a renderti conto di questa cosa?  “O Dio, io ti sono figlio e tu mi sei Padre; Tu sei sempre mio Padre; ma io, ahimè, non sempre mi comporto da vero figlio tuo;  perciò, ti chiedo di aiutarmi a crescere nello spirito di figlio adottivo affinché dentro e fuori io mi comporti sempre come un figlio. Perché possiamo tutti noi  – possa io, insieme ai miei fratelli  e sorelle – possiamo entrare non in un regno della terra ma possiamo entrare  nell’eredità che ci hai promesso”. Tutti pensano all’eredità, quello che lasciano, quello che debbono avere dai padri, dai nonni, da questo e da quello, per possedere di più ma sempre dei regni terreni e materiali. Invece qui,  c’è la vera eredità, quella che non passa mai, quella che Dio stesso ci vuole dare e che è il santo Paradiso! Questo è il succo di tutto il nostro lungo discorso; chi vuol capire, capisca!

Sia lodato Gesù Cristo!

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