DOMENICA XX TO-C

Sia lodato Gesù Cristo!

La mitologia greca narra di Prometeo, il quale rubò all’Olimpo degli Dei il fuoco e lo donò agli uomini. Per questo suo peccato fu incatenato da Zeus ad una roccia del Caucaso e lì di giorno un’aquila gli mangiava il fegato, che poi di notte ricresceva. Poiché per trent’anni Prometeo non chiese indulgenza, alla fine Zeus lo liberò e lo ammise di nuovo all’Olimpo degli Dei.

È una storia inventata, che poi è stata oggetto anche di alcune tragedie; una storia inventata forse per spiegare l’inizio e l’origine di questa cosa che è il fuoco, così comune e così importante, che  specie ai primi uomini sembrò veramente una cosa divina che veniva dal cielo.

 

Ho pensato a questo mito, quasi involontariamente, per associazione di idee – ma c’è anche qualche aggancio per la nostra  riflessione – ascoltando insieme a voi, cari fedeli, la pagina del santo Vangelo di oggi, in particolare la prima espressione che esce dalla bocca sacrosanta del Maestro Gesù, ossia: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!”.

Anche Gesù dice che è venuto a portare il fuoco sulla terra, un po’ come Prometeo  della mitologia; ma, mentre lì questo gesto fu considerato un peccato, qui invece è un’opera buona, anzi è l’opera più buona di tutte le altre. Qui il fuoco non è un furto, ma è un dono; è un dono di Dio, è un dono che il cielo fa alla terra. È un dono che Dio fa all’uomo;  e un dono si fa quando si ama, dunque è un dono per amore. E Gesù parla di se stesso, parla in prima persona: “Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra”. Questo fuoco di cui parla Gesù, cari fratelli e sorelle, è un’immagine sintetica per dire “tutti i beni”, tutto ciò che l’uomo desidera, tutto ciò che l’uomo spera, che l’uomo vuole, vorrebbe, che desidera raggiungere. Dunque, la realizzazione, la verità per l’intelletto, l’amore per il cuore, la salvezza, la felicità piena, totale, completa.

E anche con questa espressione, Nostro Signore ci rivela, in definitiva, chi Egli è, perché dice: “Sono venuto a portare il fuoco”. Scusa: “Ma da dove sei venuto? Non sei dunque della terra tu? Sei venuto da lontano?! …”.  Infatti, Gesù è venuto dal cielo: “Il Padre mi ha mandato, e sono venuto”; e poi disse: “Ritorno al Padre che mi ha mandato”. “Sono venuto dal cielo, sono venuto da Dio, sono venuto dal Padre”; Gesù ci rivela la sua origine, ci dà i suoi connotati, ci presenta la sua carta d’identità. In effetti, questo è il dogma principale, o uno dei principali della nostra fede, su cui si regge tutto il resto, vale a dire: Gesù Figlio di Dio, venuto dal cielo, da Dio, in mezzo a noi come uomo,  per donarci tutti i beni, tutti i doni, per accendere questo fuoco e portarlo poi sino agli estremi confini della terra. È il mistero di Gesù che è il Dono per eccellenza e nel quale abbiamo tutti gli altri doni.  E’ il  mistero del Natale: Dio che nasce come bambino in mezzo a noi; è il mistero della Madonna, la Madre di questo Dio fatto uomo; è il mistero del Calvario, questo Dio fatto uomo che muore sulla croce  donandola sua vita per la nostra salvezza; è il mistero dell’Eucaristia, di questo Dio che sotto altra forma,  in modo miracoloso, non ci abbandona ma resta con noi: quando si ama, si vuole stare con la persona amata, anche solo stare, per dire: “Ci sto io qui, ogni volta che vuoi puoi sempre venire”.

Sono venuto a portare il fuoco sulla terra”, e penso, involontariamente, così, per associazione di idee, a tutti gli altri che lungo la storia, qui o lì, si sono auto-proclamati salvatori dell’umanità, come gente che portava la salvezza, la pace, la felicità, la realizzazione. Ce ne sono stati tanti di questi uomini e ne sorgono ancora, specialmente oggi. Se possibile, studiamo e approfondiamo Gesù Cristo e il suo Vangelo, il suo messaggio e la sua opera. E poi confrontiamolo con Budda, con Maometto, o con chi volete voi. Se qualcuno è capace e ha un po’ di tempo, faccia questa operazione; si accorgerà subito che veramente il confronto non regge. Non regge perché Gesù è il Figlio di Dio venuto in mezzo a noi; tutti gli altri, invece, sono semplici uomini che hanno cercato, nel migliore dei casi, di “accendere il fuoco”. Sono uomini, che hanno cercato di innalzarsi e di innalzare anche gli altri fino al cielo. Dico, nel migliore dei casi, quando cioè erano animati da rette intenzioni; perché altre volte, molto spesso, capita invece che essi hanno portato avanti queste idee religiose solo per egoismo, per asservire, per prepotenza, per superbia, e dunque non per il bene, ma tutto sommato per il male e per un male maggiore dell’umanità.

Ma quale confronto ci può mai essere tra il Figlio di Dio, colui che è venuto dal cielo “a portare il fuoco” e tutti gli altri, tutta questa serie di illustri personaggi? Una volta, Nostro Signore stesso accennò ad un simile paragone, e disse: “Sapete  che ben più di Giona c’è qui, ben più di Salomone c’è qui!”. Nostro Signore nominò due personaggi molto famosi presso gli Ebrei; e disse, quasi con un sorriso sulle labbra – mi pare di immaginarlo! -: “Volete paragonare me a Salomone, volete paragonarmi a Giona?”.  E io aggiungo: “Volete paragonare  Gesù a Budda, a Maometto, a Gandhi, a Sai Baba?”. Tutti questi altri possono allettare per un poco, a seconda della moda,  dei tempi ecc … Ma: ”Signore, da chi andremo? – disse S. Pietro, e noi lo ripetiamo insieme a lui – Tu solo hai parole di vita eterna!”.

Dico e ricordo queste cose, cari fratelli e sorelle, affinché possiamo essere sempre più coscienti del dono prezioso ricevuto e che è oro vero, mentre il resto è falsificazione, è oro falso. Il dono prezioso che abbiamo tra le mani, ossia la verità e la solidità della nostra fede, il tesoro della nostra fede, il tesoro della fede in Gesù Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza,  su cui si poggia semplicemente tutto, io, la mia famiglia, la mia nazione, l’umanità intera, tutta la storia,  tutto questo universo. Gesù Cristo, Principio-Centro e Fine, Alfa e Omega: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra”. Questa terra con i suoi abitanti, con noi uomini e figli degli uomini, è oggetto di pensiero, di amore, di attenzione da parte dell’Altissimo Dio, del Creatore e Signore del cielo e della terra. Siamo pensati, siamo amati, siamo oggetto di una missione specifica, per la quale missione il Padre ha mandato il Figlio suo, e più di Lui non poteva mandarci nessun altro – non potremmo avere un dono migliore e più grande. Siamo amati da Dio, tutti gli uomini,  ed ogni uomo:  ecco un’altra verità e certezza particolarmente bella  e consolante.

E questo “fuoco”,  sintesi di tutti i beni e di tutti i doni, deve arrivare ad ognuno; Gesù è venuto ad accenderlo, a portarlo  – “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra” – , e poi lo ha consegnato agli apostoli,  affinché continuassero a portarlo. Ha chiamato alcuni altri a collaborare con Lui; ecco il motivo per cui, prima di tornare al Padre,  prima di salire al cielo, Gesù disse: “Vi raccomando, anzi ve lo comando: Andate in tutto il mondo e portate il mio Vangelo a tutte le genti, istruitele, battezzatele, convertitele alla fede”. Un compito  e una missione che gli apostoli hanno cercato di svolgere nel migliore dei modi,  anzi in maniera ottima, perché hanno dato la vita e il sangue per questo fuoco, per questo dono e per questo messaggio.

Ma, cari fedeli, notiamo il desiderio, l’angoscia,  l’ansia di Nostro Signore nell’espressione e nelle parole: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra – vi confido questa cosa, vi faccio una rivelazione grande, ascoltatemi –  e come vorrei, come vorrei  che questo fuoco fosse già acceso e che divampasse dappertutto, e che fosse acceso e vivo in ogni cuore!”.

A questo punto possiamo, anche personalmente,  proseguire con la seconda parte della nostra riflessione: “Il fuoco di Gesù è acceso anche me? Il suo fuoco ha acceso anche il mio cuore?”.

Ricordo la scena dei due discepoli di Emmaus, che erano tristi e sconsolati per la via, quando si affiancò a loro quel misterioso personaggio e parlò  in modo così eccezionale e divino che quando poi Egli si rivelò essere il Maestro Gesù e scomparve, i due apostoli si dissero: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto, mentre egli lungo la via ci spiegava le Scritture?”. Ecco, mi domando: “Ce l’abbiamo questo fuoco che arde  dentro al cuore?”.

E mi viene in mente anche Geremia,  che abbiamo sentito nella Prima Lettura; egli usa questa stessa immagine dicendo: “Avevo come un fuoco dentro, quando Dio mi chiamò e mi disse: Porta il mio messaggio, la mia parola; un fuoco che ardeva e che bruciava;  avrei voluto contenerlo, vorrei contenerlo, ma proprio non posso”.

E penso anche alla scena della Pentecoste, lo Spirito Santo che discende sulla Madonna e sugli Apostoli  proprio sotto forma di lingue di fuoco. L’immagine ritorna, perché il fuoco illumina, perché il fuoco riscalda, perché il fuoco arde e vivifica. E’ veramente una bella immagine per indicare l’amore divino, l’amore che scalda, che riempie completamente  un cuore e una vita.

Allora, mi domando ancora: “Questo fuoco dell’amore divino è acceso dentro al cuore mio?”.  E intanto penso ai personaggi che ho appena nominato, ai due discepoli di Emmaus, Geremia, e poi agli apostoli, e poi S. Paolo, ma possiamo pensare a tutti i santi vissuti nei tempi e nei luoghi più diversi fino ad oggi. Essi avrebbero fatto  quello che hanno fatto se non avessero avuto dentro al cuore il fuoco dell’amore divino? I martiri avrebbero dato il sangue per Cristo, e le vergini avrebbero promesso castità perpetua e fedeltà allo Sposo, e i missionari avrebbero lasciato la casa e la patria per andare lontano se non ci fosse stato dentro al loro cuore questo fuoco dell’amore divino? E torno a domandarmi: “E’ acceso in me questo fuoco dell’amore divino? E’ un fuoco totale, completo, che avvampa ogni fibra del mio essere? Oppure, ahimè, troppo spesso la mia fede è come una vernice esteriore, è qualcosa di molto secondario; è come un abito che metto e tolgo a seconda delle circostanze, ma non mi permea in modo completo e totale?” .

Cari fratelli e sorelle, la fede non è solo una questione di intelletto: “Io credo – come diremo tra breve – in Dio Padre Onnipotente …”; la fede non è solo un sentimento: “Mi sento trasportato così verso la Madonna, i santuari, le processioni; talvolta, quando capita, magari piango anche e poi tutto finisce …”.  Ma, al contrario, questo fuoco dell’amore divino deve essere totale e completo, prendere la mente, il cuore, soprattutto la volontà,  tutte le fibre del mio essere, la mia persona, tutto quello che ho e tutto quello che sono. Vado a scuola, lavoro, sto in famiglia, con gli amici, al bar, per la strada,  ma c’è sempre dentro di me questo fuoco dell’amore divino, per cui io ardo e cerco di avvampare anche gli altri. Solo così si spiega la vita dei santi, di questi grandi eroi e campioni della fede. Allora, ripeto la domanda: “E’ acceso in me il fuoco dell’amore divino?”.

 

E se questo fuoco dell’amore divino è necessario a tutti,  è però necessario in maniera particolare ad alcune persone. Quali? I sacerdoti,  me che vi parlo, perché diversamente la parola annunciata ha poco effetto. E poi i genitori, papà e mamme: Se devono indirizzare i figlioli alle cose di Dio, istruirli ed educarli nella fede e nella religione, come potranno farlo se le loro parole sono dette solo per tradizione, per consuetudine, ma essi non hanno veramente dentro di sè il fuoco dell’amore divino? E così anche i maestri, gli educatori, i professori! E dovrebbero essere pieni di questo fuoco dell’amore divino anche i reggitori dei popoli, i governanti, i capi degli Stati, come è stato tante volte in passato: Quanti santi re e regine! Oggi è ancora così? Se non è così, cari fedeli,  siamo in mano a ladri, a briganti e ad assassini.  Essi perseguiranno solo i loro interessi e faranno “man bassa” di tutti quanti noi, e sarà un macello …

Cari fedeli, “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!”: un fuoco che è stato acceso nel cuore mio e nei cuori vostri nel momento del Battesimo, un fuoco che dobbiamo conservare, perché il fuoco si conserva, si conservava specie una volta: io penso al camino, al focolare di decenni fa, che era presente in ogni casa nelle nostre famiglie …   Il fuoco della fede e dell’amore divino si alimenta, si attizza con la preghiera, la meditazione, i Sacramenti, la fuga delle occasioni pericolose (il vento e il ghiaccio), che possono spegnere il fuoco. Come vedete, il discorso potrebbe essere ancora molto lungo, più di quanto non lo è stato, e lo affido alla vostra riflessione personale in questo giorno e prossimamente, ma in conclusione è veramente importante che in quanto cristiano noi siamo tutti accesi dal fuoco dell’amore divino, così come abbiamo pregato nella Colletta iniziale: “O Dio,  … infondi in noi la dolcezza del tuo amore …” E così sia!

Sia lodato Gesù Cristo!

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