XXI DOMENICA TO-C

Sia lodato Gesù Cristo!

Ogni casa ha la sua porta, perché è la normale via di accesso.  Non si può abitualmente entrare  dalla finestra. Orbene, Nostro Signore Gesù Cristo, nella pagina del santo Vangelo appena ascoltata, usa proprio questa immagine della “porta” per parlarci del Paradiso. Dunque, il Regno dei cieli, la vita eterna è come se fosse una casa, la casa del Padre, la casa comune, la casa ultima, la vera casa, la casa alla quale tutti quanti siamo chiamati, siamo tutti invitati ad entrare, come ci fa capire anche la Prima Lettura e il Salmo Responsoriale di oggi. E a tutti ne viene data la possibilità, nel senso che tutti hanno i mezzi e le condizioni per  entrarvi. Ma in concreto, di fatto, non tutti vi entreranno. “Un tale gli chiese: Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. E appunto per rispondere ad una simile domanda, forse dettata anche da curiosità, il Signore Gesù usò l’immagine della porta, dicendo: “Sforzatevi  di entrare per la porta stretta”.

Mi chiedo: Ma qual è questa “porta stretta”  che fa entrare lassù in Paradiso? Perché io voglio andarci in cielo, come certo tutti quanti voi, e allora, finché c’è tempo e c’è vita, voglio seguire davvero le indicazioni e le raccomandazioni che dà Nostro Signore per passare attraverso questa porta. Qual è la “porta stretta”?

 

Direi che una prima porta – diciamo così – per entrare in cielo, è anzitutto quella dell’innocenza.  Ci sono tanti santi,  un certo numero, che sono entrati lassù in Paradiso per la via dell’innocenza, della purezza, della candore. Pensate a S. Teresa del Bambino Gesù o ai Pastorelli di Fatima e a tanti altri ancora. Ossia, essi non si sono macchiati delle brutture e dei peccati, delle cattiverie di questo mondo. Sono passati su questa terra come degli angeli in carne. Questa è una via e una porta certamente bella, anzi eccezionale, ma direi che, tutto sommato, è riservata a poche anime.

C’è poi una seconda porta,  ed è la porta del martirio.  Un certo numero di santi hanno avuto questa grazia. Nei primi secoli della Chiesa, o anche oggi, qui o lì, a seconda delle circostanze, il Signore ha chiamato e chiama alcuni ad entrare per questa porta. Costoro sono stati fedeli, sono stati forti per la grazia dello Spirito Santo, hanno risposto e corrisposto, e sono entrati in Paradiso per questa porta del martirio: S. Tommaso Moro, S. Massimiliano M. Kolbe e tanti, tanti altri … ma anche questa è una porta privilegiata, è una porta riservata a pochi.

C’è poi la porta della sofferenza. Nella Seconda Lettura l’autore della Lettera agli Ebrei ci parla proprio della sofferenza, e vuole dare coraggio ai nostri primi fratelli cristiani perseguitati appunto per Gesù e per il Vangelo, e che avevano una grande sofferenza. E l’autore sacro dice: Questa sofferenza viene dalle mani di Dio; perciò “non vi perdete d’animo!” E penso ancora a tanti altri santi, beati e servi di Dio che hanno avuto questo dono speciale della sofferenza, anime grandi, anime elette che sono entrate lassù in cielo proprio per mezzo di questa porta: S. Pio da Pietrelcina, Benedetta Bianchi Porro, o Santina Campana che diceva: “Il soffrire passa ma  l’aver sofferto rimane”. Queste anime hanno avuto come una vocazione speciale: la vocazione alla croce e alla sofferenza. Di modo che, quella croce che il mondo normalmente considera una grande disgrazia  – “Poveretto, che disgraziato! Come gli è andata male! Come sta rovinato!” – , tutti gli handicap e malattie, specie quelle croniche da cui non si guarisce,  considerate alla luce dell’eternità, viste dall’alto, sono come una vocazione speciale, una chiamata particolare di Dio, sono come un suo invito ad entrare per questa “porta stretta” che conduce alla salvezza e alla santità. Ma magari anche questa terza porta non è proprio così comune e così generale.

Riassumendo, direi che quando Nostro Signore usa l’espressione “Sforzatevi di entrare per la porta stretta” non si vuole riferire, o soltanto o primariamente,  a nessuna delle tre porte esaminate finora, a coloro che percorrono la via dell’innocenza, o a coloro che hanno la grazia del martirio, o infine a quelli che hanno sulle spalle una croce particolarmente pesante che dura quasi tutta la vita. Gesù dice in maniera generale: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. Lo dice a tutti, Giudei e Greci, Italiani e Americani, piccoli e grandi, uomini e donne, consacrati o laici. Insomma, proprio a tutti. Quindi, è un invito universale,  che non ha eccezioni e che non è solo per alcuni: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. Allora, in effetti, direi che proprio tutti, se vogliamo salvarci,  se vogliamo sederci alla mensa del Regno dei cieli, dobbiamo comunque entrare per questa ultima “porta stretta” che sto per dire. E’ la porta stretta della fedeltà al Vangelo e a Gesù, costi quello che costi; la porta del proprio dovere quotidiano,  della pratica abituale e perfetta delle virtù.  Entrare per questa porta  richiede impegno, richiede sacrificio, richiede costanza, richiede rinnegamento. Per fare il bene, per farlo sempre e dovunque, per essere autentici cristiani,  per osservare i comandamenti di Dio, per essere disponibili alle sue ispirazioni, per essere seguaci di Nostro Signore Gesù Cristo  in tutto e per tutto, ci vuole forza e costanza, è necessario soffrire,  fare alcune rinunce. Insomma, bisogna sforzarsi di “entrare per la porta stretta”.

 

È porta stretta la via del matrimonio, vissuto come Dio comanda, ossia nell’unità (“amo te solo”), nell’indissolubilità( “amo te per sempre”) – non penso assolutamente all’adulterio o al divorzio  – nella fecondità, aperti al dono della vita – né anticoncezionali né aborti – per avere i figli che Dio vuole e per educarli umanamente e cristianamente. Specialmente oggi, in questi tempi così difficili, è veramente eroico essere  sposi e genitori cristiani autentici: rispettare le leggi del matrimonio e della vita e dell’educazione, secondo la legge di Dio, gli insegnamenti del Vangelo e i precetti della Chiesa. La via del matrimonio, vissuto integralmente e santamente,  è  “porta stretta” per il cielo.

E similmente è “porta strettala vita consacrata, quella dei sacerdoti, frati, suore  che si donano a Dio totalmente e con cuore indiviso. Obbedienza, povertà, castità, preghiera, penitenza, vita comune, ecc ecc … Essere fedeli ai propri impegni senza tradimenti, senza tentennamenti,  senza venir meno,  senza scandali, senza mezze misure ecc ecc … è una  “porta stretta”.

 

Insomma, ripeto: la porta stretta per tutti è la porta del proprio dovere quotidiano,  della fedeltà agli impegni assunti, a cominciare dagli impegni del santo Battesimo, la rinuncia a Satana e al peccato, e la fede in Gesù e in tutto ciò che la Chiesa ci propone a credere, senza accettare le idee o le mode del mondo perché “Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre”. E l’osservanza fedeli degli altri impegni assunti successivamente dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini, e anzitutto dinanzi alla propria coscienza:  impegni del proprio stato di vita, impegni anche nella società per svolgere il proprio mestiere con amore, con fedeltà, per Dio, per il Paradiso e per il servizio al prossimo. Pensate a tutti i santi, alla stragrande maggioranza degli altri santi, che non sono entrati per le prime tre porte di cui vi dicevo, la porta del martirio o dell’innocenza o della sofferenza. Ma comunque essi sono entrati in cielo per la “porta stretta”: S. Giovanni Bosco, la B. Anna M. Taigi, S. Luigi IX re di Francia, S. Giuseppe Moscati …  Insomma, ci sono santi sotto tutti i cieli, in tutte le categorie, in ogni posto, in ogni dove, di qualunque età e condizione; ed è certo che, per essere arrivati a tanto, al Paradiso e alla vetta,  sono passati per la “porta stretta”. Diversamente, non sarebbero entrati, perché lassù in cielo, come Gesù ci ha detto chiaro e tondo, si entra soltanto per la porta e per la “porta stretta”. E poi, Gesù ha precisato “sforzatevi, perché molti cercheranno ma non ci riusciranno”. Quindi, ha fatto anche comprendere che non è una cosa facilissima, ma al contrario difficile e impegnativa, una cosa da tentare e ritentare sempre: “sforzatevi”.

 

Dunque, cari fratelli e sorelle, sino all’ultimo, fino a che avremo vita – “finché c’è vita c’è speranza” – ci sforzeremo di entrare per questa “porta stretta” affidandoci, comunque e sempre, alla misericordia e bontà del nostro Padre, all’intercessione della Vergine Immacolata e mettendoci tutta la nostra buona volontà. Amen!

 

 

Sia lodato Gesù Cristo!

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