DOMENICA XXII TO-C

Sia lodato Gesù Cristo!

 

Cari fratelli e sorelle, come vedete, Nostro Signore non guarda tanto le apparenze esterne quanto piuttosto la mente, il cuore e l’interno.  Ed ecco perché, per esempio, accetta l’invito a casa di questo capo dei Farisei. “Qualcuno potrebbe dire: Ma se ce l’aveva con gli Scribi e i Farisei?! … Perché adesso accetta l’invito?”. Appunto perché il Signore guarda il cuore e la mente; si vede che Egli vedeva qualcosa di buono in quel capo dei Farisei. E inoltre Egli era venuto per tutti,  per salvare tutti, per portare a tutti la parola del Vangelo;  e difatti approfittò dell’occasione di quel pranzo non tanto per mangiare (come magari avremmo fatto noi!)  quanto piuttosto per ammonire e istruire. Cercò di far volgere gli occhi e il cuore dei presenti alle cose interiori più che a quelle esteriori e alle cose del cielo più che a quelle della terra. Disse una parola per il capo dei Farisei che l’aveva invitato,  e disse una parola agli altri che erano invitati. D’altra parte essi, in un certo senso e in qualche modo, forse se l’aspettavano “una buona parola” da parte di Gesù, perché Gesù era un Rabbi e un Maestro, ed era già conosciuto così dalla gente.

Quasi quasi se l’aspettavano perché il testo evangelico dice: Ed essi stavano a osservarlo”, stavano ad osservare Gesù. Questo particolare, cari fedeli, potrebbe sollecitarci ad una prima riflessione: gli altri stanno “ad osservare” Gesù, ma stanno “ad osservare” anche chi è come Gesù,  o chi deve essere come Gesù, chi gli appartiene  o chi professa di voler seguire Gesù. In primo luogo, direi, i sacerdoti e le anime consacrate, ma poi più in generale tutti i cristiani. Allora, un sacerdote e un’anima consacrata, in qualunque ambiente e in ogni tempo, deve essere sempre tale, perché la gente sta “ad osservare”, e si aspetta una parola di luce e di conforto e anche di ammonizione, proprio come fece Nostro Signore in quella occasione.  E nessuno dei presenti disse niente, nessuno replicò.  Guai a quel sacerdote e a quel religioso che si confonde così tanto con la gente e con i gusti del mondo da non distinguersi più in nulla ed essere in tutto come gli altri! Ma similmente guai a quel cristiano che, trovandosi qui o altrove, adesso o dopo, insieme agli altri, segue le mode correnti, i gusti,  i pensieri anche sbagliati della gente, e per timore o vergogna, per rispetto umano, per poca fortezza, per poco coraggio,  per “comodismo” o indifferenza, per non turbare  “le acque tranquille”,  per non essere “additato”, per non fare “la sua figura”; ecco, si accomuna e si comporta “come fanno tutti”. Forse gli altri non diranno neanche niente continuando a fingere a loro volta,  ma intanto essi non ricevono la parola giusta che in un certo senso si aspettavano, e di cui comunque  avevano bisogno, e magari poi, se pure solo internamente e non esternamente, gli altri giudicano, pensano e dicono: “Ma guarda un po’, costui  è un cristiano! E anche io l’ho visto andare in chiesa e pregare;  intanto, qui ed ora fa tutto come noi!”.

Allora, cari fedeli, sottoponiamoci ad un serio esame di coscienza.  Gesù era sempre  Gesù, a casa del capo dei Farisei oppure con i Pubblicani e le prostitute, per la strada,  dinanzi a Erode e sul monte Calvario. Era sempre Lui, e tutti potevano ricevere da Lui il buon esempio – un esempio migliore non poteva esserci! – e la buona parola. Insomma, Gesù fu sempre luce e fu sempre sale: “Camminate  alla mia luce finché io sono mezzo a voi!”. E similmente, anche un sacerdote, un’anima consacrata e anche un cristiano consacrato per il Battesimo e per gli altri sacramenti, deve essere sempre luce e sale. Cerchiamo di essere così, diversamente il mondo non saprà che farsene di noi, e ci calpesterà! Il mondo sta a guardare e sta anche ad aspettare. A questo punto, cari fedeli, forse dobbiamo batterci il petto, non solo durante la Messa come facciamo al “Confesso”, ma batterci il petto nella vita, riconoscendoci peccatori e responsabili. Se il mondo va male e se la nostra società è piena di cattiveria e di cose brutte, forse un po’ di colpa, o un po’ di più, o tanta, o troppa colpa ce l’abbiamo anche noi, sacerdoti, anime consacrate e cristiani battezzati! Perché, ad un certo punto, noi siamo venuti meno al nostro compito  di testimoni della luce, testimoni del sale che conserva  e dà sapore ed evita la corruzione. Insomma, non siamo stati più come “l’anima del mondo”, secondo che si esprimeva un antico autore (Lettera a Diogneto): “I cristiani sono nel mondo come l’anima è nel corpo”. L’anima è proprio indispensabile per pensare, sentire, agire, volere e così via. Allora, forse e senza forse, il mondo va male anche perché i cristiani e i cattolici per primi vanno male. E quindi,  a questo punto, ci vuole uno scossone veramente forte per ridestarci dal torpore e dal sonno, perché da noi dipendono le sorti dell’umanità!  Solo se siamo come Gesù, sempre e dappertutto, il mondo che osserva e che aspetta potrà ricevere da noi un po’ di bene.

E poi, per continuare ancora la nostra riflessione su questa bella pagina del santo Vangelo, dicevo che Gesù dice una parola buona agli invitati e dice una parola buona a colui che aveva invitato. La dona con tranquillità ma insieme con precisione e con fortezza, affinché tutti quanti, colui che aveva invitato e gli invitati, potessero progredire spiritualmente e fare un passo avanti.

Non c’è niente di più abituale di un pranzo, di un banchetto, di una cena: quanti banchetti, pranzi e cene, specialmente oggi,  e specialmente nel periodo estivo! Eppure, c’è modo e modo di fare una cena e di partecipare ad un banchetto; e così anche per tutte le altre cose della vita!

Abbiamo detto che gli altri osservavano Gesù, così come osservano i consacrati e osservano i cristiani. Ma è vero anche il contrario, ossia che Gesù osserva gli altri; infatti c’è scritto nel Vangelo di oggi: “osservando come gli invitati sceglievano i primi posti”. Gesù osservato, a sua volta osserva, e insieme proclama la verità, e insieme giudica,  e insieme ricompensa. C’è sempre lo sguardo di Gesù, del nostro Dio affisso su tutti e su ciascuno. Dice il Salmo 139: “Dove andare lontano dal tuo spirito?Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti”. Insomma, lo sguardo di Dio ci segue dovunque, e osserva tutti i confini della terra e ogni uomo. Vede il capo dei Farisei e i suoi invitati, i ciechi e gli zoppi, i poveri Lazzari e i ricchi epuloni.  C’è sempre lo sguardo del nostro Dio  al di sopra di noi e, guarda caso, spesso lo sguardo di Dio, i suoi pensieri e le sue vie – come dice la Bibbia – non corrispondono ai nostri pensieri e alle nostre vie.

In quella occasione Nostro Signore Gesù Cristo, nella sua osservazione, notò che qualcosa non andava, da un punto di vista superiore, spirituale e soprannaturale. E poiché Egli voleva e vuole il bene, la salvezza e la santificazione di tutti, disse: “Guardate che dovreste agire così e così”. Dicevo che le vie e i pensieri di Dio spesso non corrispondono alle nostre vie e ai nostri pensieri,  non solo per un banchetto, per un pranzo,  o per un invito a cena, ma per tanti altri settori della vita e della società: la politica, l’economia, la famiglia, la scuola, i mass-media. Noi ci regoliamo secondo criteri umani, spesso criteri di superbia, di egoismo e di tornaconto. Quegli invitati, regolandosi così, secondo gli istinti e la spinta della natura perversa, sbagliata, cattiva, peccaminosa, sceglievano i primi posti, i posti migliori.  Non continuiamo anche noi a volere e a scegliere i primi posti?!… E a tutti i costi?! … Anche a costo di mettere sotto i piedi la coscienza e gli altri, facendo mille torti e ingiustizie?! … Ecco, questo è l’istinto umano e naturale, per cui altra volta Gesù Cristo disse: “Rinnega te stesso, se vuoi venire dietro di me ed essere mio discepolo!”.

Ma Nostro Signore notò che qualcosa non andava neanche nel capo dei Farisei, che aveva invitato i suoi amici,  e forse aveva invitato i grandi, i nobili, i ricchi. Certamente Gesù non si mostrò scortese, non voleva rinfacciare per l’invito ricevuto; ma volle approfittare di quella occasione per far crescere nel bene, affinché quel capo dei Farisei non “se la facesse” soltanto con i grandi o con “i figli di papà”, con quelli che dicono: “Ma lei lo sa chi sono io?!”. Ma quel capo dei Farisei avesse altri criteri dentro al cuore, più spirituali, superiori, interiori, divini. Gli sguardi e i giudizi della gente sono umani, limitati e imperfetti; mentre Gesù, e Dio vedono meglio, tanto meglio, vedono dentro e dall’alto.  E, in effetti, Gesù dando queste correzioni e ammonizioni – e gli altri in qualche modo se l’aspettavano, ed Egli si sentì in dovere di farlo – non fa che additare a tutti il cielo e il Padre Celeste. È come se avesse alzata la mano, teso il dito teso verso l’alto (può essere pure che lo fece effettivamente, per dare più plasticità e concretezza al suo insegnamento) e poi disse: “Guardate alla ricompensa lassù, a quella che vi darà il vostro Padre Celeste che tutto vede e tutto sa; vede soprattutto dentro al cuore dove non arrivano gli sguardi degli uomini. E dinanzi al Padre Celeste vengono ricompensati ed esaltati soltanto gli umili e quelli che agiscono non per egoismo, non per superbia, ma per pura carità, per sola fede e con retta intenzione”.

Cari fratelli e sorelle, come già dicevo, possiamo applicare questi pensieri di Dio e del nostro Maestro infallibile Gesù a tutti i campi della vita.  Uno è ammalato, handicappato? “Povero disgraziato!” diciamo noi. E se invece il Signore Dio ragionasse diversamente, come difatti ragiona diversamente?! …  E così per la famiglia, la fedeltà coniugale, l’accettazione del dono degli figli, e per tutte le altre cose!

Io vorrei che ciascuno di noi non si domandasse: “Ma che dicono gli altri? Ma che pensa la gente? Ma che figura ci faccio?! Come è utile per me, per la mia fama, per i soldi, per la carriera?”.  Vorrei invece che tutti ci domandassimo, dinanzi allo sguardo Dio che ci vede e ci giudica e ci ricompenserà: “Qual è per me, secondo Dio, l’atteggiamento più giusto, migliore, esatto? Gesù, se io potessi sentirti, che cosa tu mi diresti adesso? Che cosa mi suggeriresti qui in concreto?”.

Se ci sforziamo in questo esercizio, pian piano esso diventa sempre più facile, e la risposta giusta non tarderà  ad arrivare. Insomma, se uno si abitua ad essere sempre un uomo spirituale e soprannaturale, che agisce non per motivi umani ma divini come hanno fatto i santi, egli eleverà poco a poco tutta la sua vita ed eleverà l’umanità intera. E un uomo, una persona trasformata, un cristiano spirituale e soprannaturale, manifesterà questo suo essere nuovo in tutti i campi e in tutti i tempi. “O Dio, nostro Padre – abbiamo pregato nella Colletta iniziale – … ravviva la nostra fede perché si sviluppi in noi il germe del bene e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza”. Ed è questo, proprio questo che il Signore vuole da noi; impegniamoci con la buona volontà perché Lui non mancherà mai di assisterci con la sua santa Grazia. Amen!

 

Sia lodato Gesù Cristo!

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