II DOMENICA AVVENTO – A

Cari amici, facendo eccezione al mio recente avviso, voglio per questa volta presentarvi ancora l’omelia perché, in effetti, tre anni fa non la preparai, in quanto che la II Domenica di Avvento coincideva con la solennità dell’Immacolata Concezione. Auguri per questi giorni santi!

 

Sia lodato Gesù Cristo!

Cari fratelli e sorelle, ci prepariamo al Natale, non solo per ricordare la nascita di Gesù, ma per commemorarla, cioè per riviverla con la sua abbondanza di grazie, specialmente attraverso la Liturgia della Chiesa , a cui vogliamo cercare di partecipare sempre più e sempre meglio.

Chi è Gesù? Perché il 25 dicembre è il Natale (cioè, la nascita) di Gesù! Chi è Gesù? È il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza. Quale salvezza? Quella eterna! Quella che ci apre la vita eterna , le porte del Paradiso come Gesù disse al buon ladrone: “In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso!”. E l’ostacolo per il Paradiso è costituito dal peccato. Perciò, Gesù ci libera dal peccato, ci perdona i peccati. Egli nasce, predica, vive, muove, risorge, dà la sua vita in riscatto dei peccati. E la Messa che celebriamo, la Messa non è altro che il rinnovarsi dell’offerta che Gesù fece di tutto se stesso, specie sul Calvario, per liberarci dal peccato. Infatti, durante la Messa, ecco, risentiamo le parole che Gesù pronunciò nell’Ultima Cena il Giovedì Santo: “Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi … Questo è il mio sangue versato in remissione dei peccati”.

Dunque, per questo chiamiamo Gesù il nostro Salvatore; Salvatore significa “che porta la salvezza”; e abbiamo spiegato che si tratta della salvezza eterna, non della salvezza di qua. Perché, se anche uno sta per morire e io lo salvo, sì l’ho salvato, sono suo salvatore in un certo senso, ma fino a quando?! … Comunque, quella persona prima o poi, dovrà morire. Cioè, voglio dire: le cose di quaggiù vengono e passano, sono transitorie. Invece, quelle eterne non finiscono mai.

Perciò, Gesù è il nostro vero e unico Salvatore perché ci dà la vita eterna. E contemporaneamente, liberandoci dal peccato, ci porta la pace con Dio e ci dà la pace del cuore, cioè la pace di noi con noi stessi, perché, quando uno commette il peccato, non sta in pace ma è in guerra con se stesso. In realtà, il peccatore, al di là delle apparenze, è un uomo inquieto che non sta in pace perché la coscienza loro rimorde:  è come se dentro qualcuno lo perseguitasse sempre. E allora lui, sentendosi perseguitato dentro, sfoga in tanti modi anche all’esterno la rabbia che ha nel cuore. E perciò poi vengono anche all’esterno le guerre e i bisticci e tutte le altre brutte cose , perché l’uomo butta fuori quello che ha nel suo mondo interiore. Ora, Gesù, liberandoci dal peccato e aprendoci il Paradiso, dandoci la pace del cuore, come conseguenza, evidentemente, ci dà anche la pace esterna, la pace con i nostri vicini, con i nostri familiari, la pace dovunque. Un cristiano, in realtà, è un uomo di pace; un vero cristiano è un uomo di pace. Pensate a tutti i santi, che sono i primi e i più perfetti cristiani: per esempio, S. Francesco d’Assisi: quanta pace ha portato! Una volta fece fare la pace tra il podestà, diremmo il sindaco, di Assisi e il Vescovo, perché, ahimè, anche il Vescovo si fece prendere, diciamo così, dall’umanità; ma San Francesco portò la pace tra loro e di conseguenza in tutta la città.

Allora, accettando Gesù, abbiamo la vita eterna, assicurandoci il Paradiso,  e ci assicuriamo una vita più serena, più giusta, migliore anche su questa terra. Invece, rifiutando Gesù, che cosa succede? Mettiamo a rischio la nostra salvezza nell’aldilà – ahimè, Dio non voglia! -, e stiamo male anche di qua perché, al di là dei sorrisi e delle canzoni, dei piaceri, dei soldi, dei cosiddetti divertimenti, eccetera eccetera … , quelli che rifiutano Gesù e che fanno il male, non sono in pace, come già dicevo, e non godono, non hanno la vera gioia.

Però, un cristiano che ha accettato Nostro Signore Gesù Cristo, deve poi testimoniare questa fede in Gesù con la vita degna, una vita piena di amore, che consiste soprattutto nel vivere nella carità, nell’amore. Perciò, San Paolo nella II Lettura di oggi raccomandava ai primi cristiani: “Superate gli attriti, le divisioni tra di voi e accoglietevi gli uni gli altri  …”. Chi ha accolto Gesù deve praticare l’amore, la carità fraterna ; se no, è il segno che non in verità non ha accolto il Signore in modo pieno e vero. Gesù diceva ai suoi: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri “.

Ecco quello che vogliamo dire e che dobbiamo dire: tutto sta ad accogliere veramente e pienamente Gesù, anche in questo prossimo Natale. Tutti sono invitati ad accoglierlo. Lo devono accogliere quelli che ancora non lo conoscono e che lo sentono annunziare, lo devono accogliere quelli che stanno in peccato, in uno stato di peccato: devono abbandonare il peccato e accogliere Gesù. E lo devono accogliere anche quelli più vicini: vorrei dire, i sacerdoti, i vescovi, i consacrati, anche i buoni cristiani: devono accoglierlo di nuovo, in una maniera più piena, più profonda, più vera. Pensiamo a tanti personaggi del Vangelo che accolsero Nostro Signore. Ce ne sono di tutti i tipi, Zaccheo, la donna peccatrice – per fare dei nomi – ; ma ancora i magi, i pastori, il vecchio Simeone e, ancor prima e di più, la Beata Vergine Maria e il suo casto sposo San Giuseppe : ah, come lo accolsero! …

Allora, a Natale, in questo Natale, tutti quanti dobbiamo di nuovo accogliere Gesù in maniera più piena , più perfetta, più completa.

Ma, come si può accogliere Gesù? Quali sono le condizioni giuste? Io dico, tra l’altro: dobbiamo avere soprattutto, disporci ad avere soprattutto tre cose, tre virtù. Quali? La prima è l’umiltà: chi non è umile non accogliere il Signore, chi è superbo lo rifiuta. Gesù disse quella volta: “Ti benedico, o Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli !”. Per entrare in Paradiso bisogna diventare bambini: “Dei bambini è il Regno dei cieli”. Quindi, l’umiltà. Avete sentito come, nel Vangelo di oggi, Giovanni Battista si scaglia contro gli Scribi e i Farisei, i capi di allora? Proprio perché erano superbi! Erano superbi ! Allora, per accogliere Gesù, la prima necessaria è l’umiltà.

 

Poi la seconda virtù per accogliere Gesù è la sincerità. Quelli della TV, quando devono comparire, sapete che si fanno il trucco; ma a parte il trucco esterno – per cui devono sembrare belli, pimpanti, svegli , eccetera eccetera … -, si fanno un altro trucco, interno – vorrei dire – ; cioè, si mostrano non per quello che essi sono veramente ma per quello che alla gente piace. Oh, se potessimo vedere quello che sono costoro dentro, come e quanto ci meraviglieremmo! Invece, dinanzi al Signore Dio, quando ci accostiamo a Gesù, dobbiamo fare esattamente il contrario: toglierci il trucco, toglierci la maschera ed essere come siamo realmente, mostrarci per quello che siamo in sincerità; tanto, a che serve la maschera di fronte a lui che ci ha creati e che ci conosce fino in fondo?! … Perciò, anche all’inizio di questa Messa abbiamo detto: “Fratelli, per partecipare degnamente ai santi misteri, riconosciamo i nostri peccati …”; siamo tutti peccatori: “Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa …”. Sincerità al cospetto di Dio! Sincerità! Chi non è sincero con gli uomini, commette già un peccato, condannato dall’ottavo comandamento; ma per chi non è sincero con Dio, anche quando lo prega, ahimè, sono grossi guai! Pensate ancora una volta agli Scribi e ai Farisei – presenti nel Vangelo di oggi – pensavano di ingannare anche Giovanni Battista e anche Domineddio! …. E Giovanni Battista li svergogna dinanzi a tutti, dicendo: “Razza di vipere, razza di vipere! La scure è già pronta alla radice dell’albero!”. Quanti cosiddetti grandi uomini, politici, presentatori, attori, cantanti, calciatori, pensano di essere grandi , ma dovrebbero riconoscersi per quello che sono dinanzi a quel Dio che un giorno tutti giudicherà e dinanzi al quale nessuno può sfuggire o giustificarsi. Non vi sembra?! …

Ripeto, prima virtù per accogliere Gesù: l’umiltà; seconda virtù per accogliere Gesù: la sincerità. Terza virtù per accogliere Gesù, a Natale e sempre, è la purezza. Della purezza non si vuol sentire parlare oggi; anzi, la si chiama stupidità, scemenza. Chi si vuole conservare puro in ogni stato di vita, proprio come Dio comanda – in questo mondo di porcherie e di pornografia – viene preso in giro. Ma per accogliere Gesù è fondamentale la purezza. A colui che è preso dai peccati impuri non conviene accogliere Gesù; e perciò lo rifiuta: “L’uomo carnale non comprende le cose spirituali”. Pensate a Erode. Era nell’impurità è perciò rifiutò il Signore Gesù. E così tanti altri al suo tempo; e così tanti anche oggi, quelli che prima nominavo. Gesù, si è fatto figlio della Madonna, la Vergine Immacolata – la festeggiamo l’8 dicembre -: affinché fosse tutta pura e santa Dio la preservò anche dal peccato originale. Gesù si è fatto figlio di una mamma tanto pura, Vergine purissima; e si è fatto figlio del casto sposo di lei San Giuseppe suo padre putativo, padre legale che esercitò l’ufficio paterno che suoi riguardi, ma scelse un padre casto. Voglio dire che solo chi è nella purezza, chi si sforza di osservare e vivere la purezza – “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio!”- potrà accogliere Gesù.

In conclusione, cari fratelli e sorelle: vogliamo accogliere Gesù perché ci assicuri il Paradiso e ci faccia star meglio anche qui in terra, soprattutto con la pratica di una vita nell’amore e nella carità fraterna. Ma per accogliere Gesù o per accoglierlo in modo sempre nuovo e più pieno, anche a Natale, dobbiamo avere necessariamente queste tre virtù: l’umiltà, la sincerità e la purezza! Amen!

 

Sia lodato Gesù Cristo

 

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