IV DOMENICA TO-A

Sia lodato Gesù Cristo!

 

Cari fratelli e sorelle, tutti i santi e le sante hanno messo in pratica queste parole di Gesù che abbiamo appena ascoltato nel santo Vangelo, le famose otto Beatitudini: beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia.

 

Una creatura avviata alla santità, morta nel 1964 a soli 28 anni, è la venerabile Benedetta Bianchi Porro, nata a Dovadola (Forlì). Lei studiava medicina e stava quasi per laurearsi quando fu bloccata proprio all’ultimo esame da una malattia misteriosa e gravissima che pian piano le tolse tutti i sensi, la vista, l’udito … fino a immobilizzarla completamente a letto. Alla fine riusciva a muovere solo una mano, le dita di una mano, con la quale comunicava con la sua mamma. Bene; ma questa creatura Benedetta Bianchi Porro aveva tanta fede e tanto amore: ci sono rimaste le sue lettere e altri scritti nei quali testimonia la serenità che aveva anche in mezzo a quelle grandi sofferenze, a quella terribile malattia. Avrebbe avuto lei bisogno di conforto, invece era lei che confortava gli altri, tutti quelli che accorrevano al suo capezzale o quelli ai quali si scriveva. Ecco cosa può operare la grazia di Dio! Ecco cosa significa avere fede e vivere la fede, vivere di fede, cosa significa praticare le Beatitudini evangeliche!

 

Cari fratelli e sorelle, mi voglio rivolgere, in particolare, a quanti adesso si trovano in una situazione umanamente non invidiabile perché anziani, ammalati, soli, lontani dai propri cari, poveri, perseguitati … Orbene, in tutte queste situazioni, la fede, l’amore, la speranza possono e devono sostenere soprattutto loro, possono e devono incoraggiare, possono e devono dare luce, forza, serenità, addirittura gioia. Infatti, Gesù dice proprio così: “Beati – che significa felici, contenti – voi poveri in spirito, voi afflitti, pacifici, miti, cioè voi che il mondo disprezza, da cui il mondo si allontana, voi potete essere felici, beati, sereni, se… che cosa? Ecco: se avete dinanzi agli occhi il Regno dei Cieli, la visione del Paradiso, perché la nostra vita prima o poi finisce … Noi non siamo destinati a vivere per sempre quaggiù sulla terra, e allora la visione del Regno dei Cieli, del Paradiso, della vita eterna che ci aspetta può rendere felici, sereni ecc …  anche queste situazioni di solitudine, di malattia e di sofferenza grande.

E’ rimasta famosa una frase del Serafico Padre San Francesco d’Assisi: “Tanto è il bene che mi aspetto di là, cioè in Paradiso, che ogni pena di qua, ogni pena mi è diletto” e fa anche la rima. E San Paolo, similmente diceva: “Io ritengo, fratelli, che le sofferenze del tempo presente, per quanto grandi possano essere, non sono paragonabili alla gloria futura, alla gioia dell’aldilà”.

 

Questi sono gli esempi dei santi  che, guardando il Paradiso, riescono a sopportare, ad accettare, ad offrire anche le cose più terribili quaggiù, anzi non solo accettare e offrire ma addirittura riescono ad essere gioiosi e sereni. Questi sono gli esempi dei santi, ma sapete i santi, a loro volta, a chi si sono ispirati, a chi hanno guardato? Ecco: a lui, a Gesù Crocifisso che sta anche dinanzi a noi adesso, qui su questo altare. Una volta Gesù ha detto, per esempio: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi consolerò, prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore.” E nel Vangelo di oggi dice: “Beati i miti …”. E poi: “Imparate da me che sono mite è umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime; il mio giogo infatti è dolce e il mio carico è leggero”. Quindi, tutti i santi hanno guardato a Gesù Crocifisso, e guardando Gesù Crocifisso hanno imparato, capito ogni cosa.

Prima ho accennato a San Francesco; ecco, un pittore spagnolo di nome Murillo ha fatto un quadro molto famoso che rappresenta San Francesco che con il piede schiaccia il globo terrestre e con le braccia abbraccia Gesù in croce. Ecco, San Francesco nella sua vita ha abbracciato Gesù, ma pensate anche a tutti gli altri santi: quasi tutti vengono rappresentati anche sulle immaginette mentre hanno tra le mani un Crocifisso che guardano con amore. In effetti, il Crocifisso è il libro per eccellenza dove si impara ogni cosa.

Allora, quanto più vi sentite ammalati, soli, sofferenti, tanto più guardate a Gesù e ditegli: “Tu, Gesù, sei stato più sofferente e più solo di me!”. In effetti Gesù, come avete già compreso, ha realizzato, per primo e meglio di tutti, le otto Beatitudini evangeliche; cioè, Gesù quello che ha predicato agli altri lo ha praticato anzitutto lui stesso. Gesù è stato povero in spirito, afflitto, sofferente, mite ecc ecc … nei confronti dei dominatori del mondo di allora, i cosiddetti grandi, Erode, Ponzio Pilato, i sommi sacerdoti, gli scribi, i farisei e così via …  ma in questo modo Gesù ha vinto personalmente e  indicato la strada a tutti noi che vogliamo seguirlo. La via che porta al cielo e alla salvezza è difficile e la porta è stretta, ma beati, cioè felici, quelli che la prendono perché la vita passa ma l’eternità non passa mai!

 

In conclusione, ripeto ancora: guardiamo a Gesù Crocifisso e andiamo avanti nella nostra attuale situazione, dove il Signore ci ha collocati; non c’è nessuna situazione disperata, se continuiamo a guardare al Paradiso che ci aspetta, alla vita eterna. Coraggio e sempre avanti con l’aiuto della Grazie e con la buona volontà, perché Dio ci vuole bene, ci ama, ci sta vicino, non ci abbandona e ci prepara un’eternità di gioia e di gloria lassù per un po’ di sofferenza qui in terra!

 

Sia lodato Gesù Cristo

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