XXIV DOMENICA TO-A  

 

Sia lodato Gesù Cristo!

 

C’è un episodio particolare circa il Sacramento della Confessione che non ricordo molto bene ma più o meno è così. Un penitente si accusò con pentimento di aver commesso un certo peccato. Il sacerdote lo assolse e disse: “Non peccare più!”. Il fedele, dopo un po’ di tempo, ritornò accusando addolorato lo stesso peccato: “Ti assolvo, va’ ma non peccare più!”. E così una terza volta e molte altre volte. Ma, dopo un certo periodo, ritornato di nuovo quel fedele ad accusare ancora il medesimo peccato, alla fine il prete gli disse: “Mi dispiace, adesso non ti posso, non ti voglio assolvere più!”. Allora – continua l’episodio, che sembra sia storico – il Crocifisso che era lì appeso al muro, Gesù Crocifisso staccò una mano dalla croce e tracciando il gesto dell’assoluzione disse: “Sono morto io per i peccatori e per questo penitente e non tu! Io lo assolvo dai peccati!”.

Naturalmente, cari fedeli, non dobbiamo dare a questo episodio interpretazioni sbagliate. Io l’ho riportato, così come sono riuscito a ricordarlo, solamente per illustrare in modo pratico e concreto la parabola che abbiamo ascoltato oggi nel santo Vangelo. Gesù risponde a San Pietro: “Ti dico di perdonare non fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”, cioè sempre. Dopo di che Gesù “prende la palla al balzo” per raccontare una parabola, quella del padrone e dei servi, e farci meditare sulla bontà di Dio il quale è un vero padre e perdona sempre, mentre noi, per la nostra cattiveria, non sempre siamo disposti a perdonare al fratello, a chiunque ci abbia offeso. Che “Il Signore è buono e grande nell’amore” ce lo ricorda anche il Salmo Responsoriale.

 

Questa pagina del Vangelo commenta assai bene la preghiera del Padre Nostro che noi recitiamo anche durante la Messa, in particolare il versetto che dice: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Cioè, noi perdoniamo gli altri, come il buon Dio perdona a noi, perdona a me. Nella II formulazione della Colletta di oggi diciamo così: “O Dio, di giustizia e di amore, che perdoni a noi se perdoniamo ai nostri fratelli, crea in noi un cuore nuovo a immagine del tuo Figlio …”. A questo perdono costante e generoso ci invita con tante buone motivazione anche la Prima Lettura, dal libro del Siracide.

 

E su questo argomento, cari fratelli e sorelle, ci potrebbero essere molte cose da dire e molte cose da riflettere.

Potrei anche collegarmi con il Sacramento del Battesimo. In questo caso, certamente i genitori sono riconoscenti a Dio del dono dei figli. Essi hanno ricevuto la vita e a loro volta l’hanno donata ai figli: la vita materiale, la vita fisica e poi, con il Sacramento del Battesimo, essi collaborano a che Dio doni ai bambini anche la vita dell’anima, la vita spirituale, la vita della grazia. Poi, dal giorno della nascita e dal giorno del Battesimo i genitori continuano a dare ai figli tante cose, tutto quello che loro sembra buono, bello, giusto, santo, le cose terrene e l’educazione e anzitutto la fede. All’inizio del rito del Battesimo i genitori e il padrino-madrina si impegnano a educare nella fede i figlioli. Voglio dire che, in effetti, i genitori donano ai figli quello che a loro volta hanno ricevuto. Anche in questo caso vale più o meno lo stesso discorso di prima riguardo al perdono. Noi doniamo agli altri il dono e i doni che abbiamo ricevuto da Dio. Orbene, questo principio ci accompagni sempre, cari fedeli, affinché non ci chiudiamo mai nell’egoismo ma ci apriamo piuttosto al dono generoso, nell’amore e nella carità. Il versetto dell’Alleluia ci ricorda il precetto di Gesù: “Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore: come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”.

 

Insomma, Dio, creatore e benefattore supremo, sia il modello e l’esempio di come anche noi dobbiamo comportarci. Anche nella Colletta della Messa odierna abbiamo pregato così: “O Dio, che hai creato e governi l’universo, fa che sperimentiamo la potenza della tua misericordia …”. Ricordate, infatti, quell’ altra pagina del Vangelo: “Il Padre Celeste fa piovere e fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, sui giusti e sugli ingiusti. E così anche voi siete buoni e misericordiosi”?! … Ecco: prendiamo a modello del nostro comportamento proprio il Padre celeste. “Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre che è nei cieli!”.

Dunque, perdoniamo di cuore ogni cosa a qualunque fratello ci abbia offeso, e questo facciamolo prima che venga la sera della vita, cioè prima della morte e del giudizio, perché allora saremmo già consegnati “in mano agli aguzzini”. Anzi, facciamolo prima che venga la sera di questo giorno, come dice S. Paolo scrivendo agli Efesini: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira” (Ef 4,26), o meglio ancora durante questa S. Messa, magari al Padre Nostro o allo scambio della pace. E così sia!

 

Sia lodato Gesù Cristo!

 

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