Santuario “Madonna della Divina Misericordia”  di Allada (Repubblica del Bénin)

Il Bénin è un Paese dell’Africa Occidentale consacrato all’Immacolata. Nei cattolici, la devozione alla Madonna è molto sentita.

santuario della Madonna della Divina Misericordia del Benin

Storia
Il compianto Arcivescovo di Cotonou, mons. Isidoro de Souza, che tanto operò per stabilire nel Paese la democrazia e la pace, volle dotare la sua diocesi di un centro di pellegrinaggi e di spiritualità mariana dedicato alla “Madonna della Divina Misericordia”, Patrona della Diocesi. Venne scelto un sito su una collinetta chiamata più tardi Malia Kpota, nei pressi di Allada, una cittadina di circa 100 mila abitanti situata nel cuore della Diocesi e ben raggiungibile a livello stradale e ferroviario.

La direzione, la gestione e l’animazione liturgica e pastorale del Centro Mariano fu affidata dal prelato ai Frati Francescani dell’Immacolata. Mons. de Souza, pastore dalla visione di Chiesa chiara e profetica, procedette alla nomina canonica del rettore, legata al responsabile della comunità religiosa ivi residente. La scelta rispondeva a criteri di buon senso pastorale, ma anche di fiducia e riconoscenza verso i francescani interpellati e impegnati per questo progetto. Nel 1992 ebbe luogo il primo grande pellegrinaggio annuale, un appuntamento del mese di dicembre, che da allora si ripete ogni anno ogni domenica successiva alla solennità dell’Immacolata Concezione e che permette ai pellegrini anche di lucrare, con le dovute disposizioni, l’indulgenza plenaria. Mancava a questo luogo di pellegrinaggio, eretto canonicamente nel 1997 come santuario diocesano, una grande chiesa capace di radunare tutti i fedeli, costretti fino a quel momento a delle celebrazioni campali.

I frati, con molta fede e buona volontà, si attivarono nella ricerca di donatori per l’esecuzione del progetto. La Provvidenza condusse i loro passi verso numerose persone di buona volontà, sia in Benin che in Italia. Particolarmente generoso si rivelò il prof. René Derlin Zinsou, un beninese residente in Francia, che, nel rispetto della volontà di sua moglie defunta, la signora Celuta Benjamin della Guyana, voleva costruire una chiesa in onore della Madonna. Questo benefattore, al quale si è grati per la generosità e la testimonianza di amore sponsale “più forte della morte”, avrebbe voluto contribuire integralmente alla costruzione, ma le progressive esigenze del cantiere e di budget, accompagnate dall’idea di fare qualcosa di veramente unico, per la gloria di Dio, ha richiesto ai Frati Francescani dell’Immacolata, uno sforzo finanziario supplementare, superiore al 40% dell’intera opera. I lavori sono iniziati il 13 giugno 2001, festa di S. Antonio di Padova e sono stati ultimati alla fine del 2006. Hanno richiesto enormi sacrifici assunti con passione ed amore dai missionari. Viaggi e spedizioni intercontinentali, consulenze tecniche, scelte artistiche, contatti con i fornitori, mobilitazione di tecnici specializzati, verifica e controllo di cantiere e materiali, sotto il sole dell’Africa e la neve dell’Europa, li hanno impegnati duramente giorno (e anche notte) per circa sei anni.
Tutti hanno reso grazie a Dio per la fine di quest’avventura. I beninesi ricordano le condizioni degli inizi e la trasformazione di un terreno incolto, in oasi mariana. Dopo l’ultimazione dei lavori, l’allora arcivescovo di Cotonou, Mgr. Marcel Agboton, intronizzato il 2 aprile 2005, decise di affidare il santuario alla gestione pastorale e finanziaria di un prete diocesano. Questo prelato, dimesso dall’incarico il 21 agosto 2011 è stato sostituito da mons. Antoine Ganye che ha voluto invece riaffidare il rettorato del santuario ai Frati Francescani dell’Immacolata nominando canonicamente il p. Michele Maria Iorio.
Il tempio è stato consacrato il 15 aprile 2007, festa di Gesù Misericordioso, alla presenza di migliaia di fedeli e con la partecipazione straordinaria del card. Bernardin Gantin e del Presidente della Repubblica.

Il santuario è stato riaffidato ai frati il 13 febbraio 2011, anniversario della “nascita al Cielo” di sr. Lucia di Fatima, la veggente alla quale la Vergine Maria rivelò il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
Durante la cerimonia per la circostanza, grande è stato il concorso dei fedeli del Benin che hanno ringraziato il Signore ed esultato.
E’ la tappa più recente di un’avventura che è considerata una rinascita del complesso sacro.
I beninesi ricordano fino ad oggi le condizioni degli inizi di Malia Kpota e la trasformazione di un terreno incolto in oasi mariale, riconoscendo in tutto questo la mediazione materna dell’Immacolata stessa che ha in questo modo ricompensato la preghiera e il lavoro dei Frati Francescani dell’Immacolata, insieme ad abbondanti frutti pastorali.

La storia adesso continua per entrare nella leggenda…

Realizzatori: L’idea e il disegno architettonico sono il frutto dell’ingegno e dell’ispirazione del P. Luigi Maria Ken Martinez, frate francescano dell’Immacolata. I calcoli strutturali sono stati affidati all’ing. Anselme Gbaguidi, mentre lo studio del tetto, in legno lamellare, è stato affidato all’ing. Natalini dell’ARCH LEGNO di Ascoli Piceno. Direttori dei lavori sono stati: il p. Francesco Maria Collarile, i tecnici Simplice Gbedo e Francite Dandjinou e l’ing. Brice Padonou. La supervisione dei lavori e la coordinazione con i fornitori, le maestranze, la consulenza artistica, è stata affidata a P. Alfonso Maria Bruno, come primo rettore del santuario, con il prezioso appoggio tecnico del geom. Paolo Forlani. Le rifiniture interne e la parte artistica sono opera dalla Domus Dei di Roma.

l'interno del santuario della Madonna della Divina Misericordia del Benin

Simbologia: La pianta si sviluppa su cinque navate. Tre rappresentano e riproducono la forma della croce, mentre altre due navate, disposte in forma diagonale, rappresentano il sangue e l’acqua scaturiti dal costato di Gesù. E’ un richiamo al mistero della Divina Misericordia, essendo il santuario dedicato alla Madonna della Divina Misericordia.
La chiesa ha una capienza di circa 2000 posti a sedere per una superficie di circa 3000 m2. La parte presbiterale ricorda il cammino del cristiano: attraverso i gradini si scala la simbolica montagna dell’incontro con Dio (Sinai, Tabor, Calvario); l’ambone esprime la predicazione, invito alla conversione; il fonte battesimale ricorda la rinascita dell’uomo nell’acqua e nello spirito; l’altare esprime la partecipazione del cristiano al sacrificio di Cristo, attraverso il dono di sé. Alle spalle della sede dei celebranti c’è un contro abside di tre metri circa di altezza, di forma avvolgente, dove trova posto il tabernacolo per la conservazione dell’Eucaristia. Sulla parete absidale centrale troneggia la statua in legno della Madre della Divina Misericordia. Si tratta di una realizzazione esclusiva e originale di 2,40 m, scolpita a mano dall’artista Alexander Kostner della scuola di Ortisei (BZ) su disegno della pittrice Ada Kostner. Questa parete accoglie uno stupendo mosaico policromatico vibrato in smalti veneziani dell’artista di fama mondiale, il prof. Augusto Ranocchi. Si tratta della Corte Angelica che circonda la statua Madonna; più in alto si distingue la mano creatrice e benedicente di Dio Padre e la colomba dello Spirito Santo. Le due pareti absidali laterali, invece, accolgono il disegno a tempera di due trittici: a sinistra uno spaccato della vita di S. Francesco d’Assisi e a destra quello di S. Massimiliano Maria Kolbe. Ogni navata dispone di dodici finestre ogivali, simbolo dei dodici Apostoli. Per ogni facciata delle cinque navate c’è un rosone con un disegno su vetro. Anche diverse vetrate ogivali riproducono soggetti sacri (i miseri del Rosario) creando con i loro colori, attraversati dal sole dei tropici, un’atmosfera di luce davvero unica. All’interno della chiesa esistono anche due cappelle simmetriche alla sacrestia e destinate: una all’Adorazione al SS.mo Sacramento, l’altra alle Confessioni. All’esterno si notano i tre livelli della chiesa: le navate, la parte centrale, la cupola. Sono il simbolo delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Chi le pratica raggiunge la perfezione creaturale simboleggiata dalla grande statua dell’Immacolata della Medaglia Miracolosa situata sulla sommità della cupola. Si tratta di una realizzazione di 5 metri, dell’artista trentino Silvio Conta. All’entrata di ognuna delle cinque navate, ci sono due archi che simboleggiano in totale i Dieci Comandamenti. I quattro spazi che si formano all’incrocio delle navate simboleggiano le quattro virtù cardinali. La parte centrale ed elevata del santuario, infine, è a forma ottagonale, simbolo “dell’ottavo giorno”, vale a dire la Resurrezione di Cristo. Nella parte retrostante del santuario sorge un campanile di 40 m d’altezza (10 m più alto del santuario). La torre accoglie un concerto di otto campane di bronzo intonate su diverse note musicali e realizzate dalla ditta Capanni di Castelnuovo di Reggio Emilia. La meccanizzazione e l’elettrificazione delle campane, invece, è stata affidata alla ditta Brevetti Giannattasio di Pontecagnano (SA) che ha fornito anche i quattro quadranti di orologio collocati alla sommità del campanile che termina con una grande e bella croce luminosa. Il campanile e le campane sono un dono della Fondazione Espace-Afrique di Ginevra diretta dal beninese Samuel Dossou. Alla base della torre si possono ammirare i bassorilievi del “Discorso della Montagna”, opera dell’artista Félix Agossa.

Madonna della Divina Misericordia del Benin