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Diverse leggi sul divorzio, la procreazione medicalmente assistita, l’aborto, il matrimonio tra omosessuali sono stati recentemente votati in Portogallo. Non avviene per caso questa visita di Benedetto XVI in terra lusitana.
Quello in Portogallo, paese ufficialmente cattolico per l'88% della popolazione, è il quindicesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI. Toccato dalla crisi economica più di altri paesi europei, il Portogallo ha adottato, negli ultimi anni, leggi contestate dalla Chiesa cattolica. Il governo socialista ha legalizzato l'aborto nel 2007, il divorzio nel 2008, e ora il Parlamento ha approvato un disegno di legge sul matrimonio gay che il presidente non ha ancora firmato.
Il 5 ottobre 2010 si celebreranno i cento anni dall’avvento della Repubblica che decretò la fine di una monarchia cattolica.
Sin dagli albori della propria nazionalità, il popolo portoghese si era rivolto al Successore di Pietro per vedere riconosciuta la propria esistenza come Nazione; in seguito, Pio II avrebbe onorato il Portogallo, nella persona del suo Re, con il titolo di “fedelissimo” (cfr Pio II, Bolla Dum tuam, 25 gennaio 1460), per alti e prolungati servizi resi alla causa del Vangelo.
Il Paese è diviso culturalmente tra un Nord rurale e un Sud scristianizzato. Le leggi controverse votate negli ultimi anni sono frutto del complesso d’inferiorità di un Portogallo che vuole entrare nella modernità…
Già al suo arrivo a Lisbona, l’11 maggio, sulla riva del Tago, con concetti simili a quelli pronunciati un anno prima a Parigi, Benedetto XVI ha dichiarato che in una società composta per la maggior parte da cattolici e formata da una cultura cristiana, il tentativo di cercare la verità fuori da Gesù Cristo si rivela drammatico.
P. Pinto, fondatore del Movimento Portoghese di Difesa della Vita, dichiara: “La Chiesa sarebbe perdente se attaccasse frontalmente il Parlamento, ma vincente se illuminasse con tutti i mezzi le coscienze formando i giovani all’educazione affettiva e sessuale”.
Il ministro dell’educazione, la signora Isabel Alçada, da cattolica, è aperta a questo dialogo tra Stato e Chiesa.
In Portogallo non esiste un’emittente TV cattolica, ma le televisioni nazionali, RTP1 e RTP2, dedicano ampio spazio all’informazione religiosa.
Radio Renascença di chiara impostazione confessionale, è tra le più ascoltate.
Questo è segno dello spirito religioso ancora vivo nella maggior parte dei portoghesi cha hanno accolto con entusiasmo Benedetto XVI. Cartelloni, bandiere e striscioni con la gigantografia di Benedetto XVI e il messaggio di “Bem –Vindo” hanno tappezzato il Paese.
La classe intellettuale portoghese non è stata da meno. L’Università Cattolica di Portogallo ha organizzato il 3 maggio 2010 un colloquio sul pensiero di Benedetto XVI.
“Nella situazione multiculturale nella quale siamo tutti - dice Benedetto XVI ai giornalisti - si vede che una cultura europea che fosse solo razionalista e non avesse la dimensione religiosa e trascendente, non sarebbe in grado di entrare in dialogo con le grandi culture dell'umanità che hanno tutte questa dimensione religiosa e trascendente, che è una dimensione dell'essere umano. (…) La presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la separazione e la contrarietà tra secolarismo e cultura della fede è anomala e deve essere superata. La grande sfida di questo momento è che i due si incontrino e trovino così la loro vera identità. Questa, come ho detto, è una missione dell'Europa e una necessità umana in questa nostra storia».
Il Papa è molto amato in Portogallo. Persino un personaggio dichiaratamente di sinistra, come lo scrittore e storico José Pacheco Pereira, si è sempre pronunciato per la difesa dei valori cristiani.
Il Portogallo era una grande forza della fede cattolica, ha portato questa fede in tutte le parti del mondo; una fede coraggiosa, intelligente e creativa. Ha saputo creare grandi culture, in Brasile, in Portogallo stesso, in Africa e in Asia.
La dialettica tra secolarismo e fede in Portogallo ha una lunga storia. Già nel Settecento c'è una forte presenza dell'Illuminismo, basta pensare al nome di Pombal.
Dove occorre ripartire, è proprio al livello del clero. “Ha bisogno di riorganizzarsi per una maggiore disponibilità ai sacramenti: Eucarestia e confessione, annuncio missionario della parola di Dio, azione sociale”, così come dichiara P. Mario Rui Pedras, parroco di San Nicola di Lisbona, un quartiere raso al suolo nel terremoto del 1755.
Si deve ricominciare da capo, dai cardini della fede, dalle basi, tralasciando ogni deriva sociale, politica o culturale. Sembra un manifesto programmatico quello che in un paio di minuti enuncia Benedetto XVI, in piedi nel corridoio dell'Airbus Alitalia attorniato dalla ristretta cerchia della Curia.
Una piattaforma teologica che in realtà nasconde molto, soprattutto in un momento di grave crisi della Chiesa-istituzione e di evidente sofferenza della stessa figura del Pontefice, tanto da rendere necessarie manifestazioni di sostegno (come quella di domenica 16 maggio).
Dobbiamo anche contestare che la fede cattolica, cristiana, - dice Benedetto XVI in questo viaggio - spesso era troppo individualistica, lasciava le cose concrete, economiche al mondo e pensava solo alla salvezza individuale, agli atti religiosi, senza vedere che questi implicano una responsabilità globale, una responsabilità per il mondo”.
Peccato che questo viaggio coincida proprio con le concitate critiche sul clero a proposito dei “preti –pedofili”.
Provvidenzialmente il rilancio della Chiesa, anche in Portogallo, passa per il messaggio di Fatima: fede e speranza attraverso la preghiera, purificazione e conversione personale attraverso la penitenza.
Per una felice coincidenza il Santo Padre arriva a Fatima nell’anno in cui si celebra il centenario della nascita di Giacinta Marto, la pastorella veggente che più ha sviluppato le espressioni di devozione al Papa e alla Chiesa.
La beata Giacinta Marto è quella bambina che è sempre disponibile per Dio e per gli altri, concretamente nella pratica dei sacrifici, della preghiera e dell’elemosina.
E’ il simbolo di un infanzia vittima di tanti abusi che di certo non riguardano qualche prete indegno, ma altri ambienti insospettabili come le stesse mura domestiche nel nostro occidente o il campo di guerra o di schiavitù, lavorativa o sessuale, nel Sud del Mondo
Benedetto XVI non ha paura della verità.
Alla domanda dei giornalisti: “... È possibile secondo lei, inquadrare anche in quella visione (del Terzo Segreto) le sofferenze della Chiesa di oggi per i peccati degli abusi sessuali sui minori”, Benedetto XVI ha risposto: “La più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa. E che la Chiesa ha quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Dobbiamo imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza, le virtù teologali. Così rispondiamo e siamo realisti, dato che il male sempre attacca, attacca dall'interno e dall'esterno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che finalmente il Signore è più forte del male e la Madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l'ultima parola della storia”.
La principale preoccupazione di ogni sacerdote dev'essere la fedeltà e la lealtà verso la propria vocazione.
"Permettetemi di aprirvi il cuore - ha detto il Papa a Fatima ai sacerdoti - per dirvi che la principale preoccupazione di ogni cristiano, specialmente della persona consacrata del ministro dell'Altare, dev'essere la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il Signore".
La Vergine Maria è venuta dal Cielo per ricordarci le verità del Vangelo che costituiscono per l’umanità, fredda di amore, sorgente di speranza.
Quanto all’evento successo 93 anni orsono, che cioè il Cielo si sia aperto proprio sul Portogallo, come una finestra di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la porta, per ricucire, in seno alla famiglia umana, i vincoli della solidarietà fraterna che poggiano sul reciproco riconoscimento dello stesso ed unico Padre, si tratta di un amorevole disegno di Dio; non dipende dal Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale: “Non fu la Chiesa che ha imposto Fatima – direbbe il Cardinale Manuel Cerejeira, di venerata memoria –, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa”.
Nel discorso agli artisti del 21 novembre 2009 Benedetto XVI citò il poeta nazionale portoghese, Luigi di Camões dicendo:
“Questa è un’ora che richiede il meglio delle nostre forze, audacia profetica, rinnovata capacità per additare nuovi mondi al mondo (cf. Os Lusíades, II, 45).
pe. Afonso. Ma. Anjo Bruno
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