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Due soldati sono morti e altri due, di cui una soldatessa, sono rimasti feriti in modo grave - anche se non sarebbero in pericolo di vita - nell’esplosione di un ordigno che ha colpito un blindato Lince che faceva parte di un convoglio in movimento verso il nord del paese. Nuova giornata di lutto per i militari italiani in Afghanistan.
Le vittime sono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, originario di Velletri (Roma), e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, originario di Grumo Appula (Bari). Tra i due feriti figura anche una donna: Cristina Buonacucina, caporale del 32.esimo reggimento Genio «Taurinense», originaria di Foligno. Il secondo militare ferito è Gianfranco Scirè, 28 anni, di Casteldaccia, un comune in provincia di Palermo. Con le due vittime di oggi sale a 24 il numero degli italiani morti in Afghanistan dall’inizio della missione, nel 2004.
Secondo quanto si è appreso finora, i quattro militari italiani si trovavano a bordo di un veicolo blindato Lince posizionato nel nucleo di testa di una colonna composta da decine di automezzi di diverse nazionalità, partita da Herat e diretta a Bala Murghab, verso nord. Dalle prime ricostruzioni risulta che il veicolo colpito occupava la quarta posizione lungo il convoglio che era in movimento e si trovava a 25 chilometri a sud di Bala Murghab. Allo stato attuale i soldati italiani dispiegati nella regione ovest del paese asiatico, sono circa 2.800. Il contingente nazionale di stanza a Herat è dal 20 aprile 2010 al comando del generale di Brigata Claudio Berto, comandante della brigata alpina «Taurinense».
Dal prossimo mese di giugno arriveranno circa mille uomini, rinforzi decisi dal governo nell’ambito della nuova strategia fortemente voluta dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama e approvata dalla Nato. Il presidente della camera, Gianfranco Fini, esprime cordoglio per la morte dei due soldati italiani caduti a Herat. «Lo scacchiere internazionale continua a provocare lutti e tragedie. Rivolgo - ha detto Fini aprendo un convegno sulla moratoria alla pena di morte - alle forze armate e alle famiglie dei due militari morti in Afghanistan il senso della più cordiale e sincera partecipazione».
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