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Il settimanale Panorama diretto da Giorgio Mulè, ma controllato da Marina Berlusconi, ha aperto una campagna scandalistica contro i presunti preti gay della capitale. Niente di male se fosse tutto vero o tutti fossero così. Peccato che gli articoli accompagnino ogni volta il termometro della relationship Chiesa-Governo. Secondo il settimanale della Mondadori sarebbero diversi i preti che a Roma (Diocesi il cui Vescovo è il Papa ndr) vanno nei locali o nelle discoteche gay, oppure che raccattano prostituti o escort di lusso su internet o per la strada per notti folli. Il giornalista che ha fatto l'inchiesta si è avvalso di un uomo gay che per un mese lo avrebbe accompagnato nelle strade del vizio e della prostituzione maschile e, in due casi, a suo dire, avrebbe fatto sesso con due sacerdoti. Il tutto ripreso con telecamera dal giornalista di Panorama. Ci limitiamo a constatare che, quando la CEI prende posizione contro il Governo, esplodono casi di omosessualità o di pedofilia. Sarà una coincidenza ma è la realtà. Panorama aveva una tradizione consolidata di giornale di prestigio e di approfondimento delle notizie, e ora, purtroppo, fa le inchieste con l'occhio rivolto dentro il buco della serratura per aumentare le copie. Si delegittima un'intera categoria di sacerdoti che perlopiù è estranea a questi disvalori (edonismo sfrenato e libertinismo sessuale) e che è dedita invece al volontariato, all'educazione della gioventù, alla scuola, alla parrocchia, all'oratorio, alla Charitas, alle carceri, agli emarginati, e ai più poveri. Ma il Panorama di Mulè privilegia la morbosità e il sesso. Come i giornali inglesi che mettono in prima pagina le cinque S (sesso, soldi, sangue, sport, spettacoli) e il successo è assicurato. Mulè, che è poco conosciuto dagli italiani, forse, ha ordinato tale inchiesta perchè la tiratura di Panorama non brilla come nelle Direzioni precedenti, e, magari, potrebbe rischiare il posto. Ma questo modo di fare giornalismo attaccando tutto il clero romano senza il necessario e dovuto discernimento non ci piace. E' intollerante, fazioso e aggressivo. Ancora una volta la bellezza della Chiesa, Corpo mistico di Cristo, viene ferita e deturpata da queste notizie approssimative e tendenziose che gettano fango su tutti i ministri di Dio. Indistintamente. Bene ha fatto Sua Eminenza Monsignor Agostino Vallini a ribadire che a Roma i preti diocesani sono 1.300 e tutti conosciuti. Poi ci sono altri preti e seminaristi di ogni Paese di cui il Vicariato non puo' rispondere, ma sono le singole Congregazioni religiose attraverso il Superiore generale a fare i dovuti controlli. Mons. Vallini ha sottolineato che il clero romano è stimato e apprezzato da tutti. Ovviamente in città di 3 milioni di abitanti ci saranno pure casi di sacerdoti omosessuali, ma stando a Panorama si evince che quasi tutti i preti di Roma si danno alla dolce vita, un po' come negli anni 60. Non è cosi, signora Marina Berlusconi, e tutto questo fango gettato addosso ai preti, crea sconcerto e disorientamento tra i fedeli. Ormai siamo arrivati al punto che quando una persona parla con un prete si domanda tra sè e sè: "Ma questo prete sarà gay si o no?" Questo è il risultato delle campagna giornalistiche contro la Chiesa e contro i preti. Che squallore, che tristezza, e che pena finire in prima pagina, non per la solidarietà e l'accoglienza che praticano i sacerdoti, ma per presunte depravazioni che solleticano i pruriti di anticlericali e laicisti. La posizione di Papa Benedetto XVI è chiara e limpida: non c'è posto nei Seminari per chi ha inclinazioni omosessuali, mentre per quei preti che fossero omosessuali senza rispettare il voto di castità, escano alla scoperto e rimettano il mandato nelle mani del loro Vescovo. C'è qualcuno che aprofitta dell'abito talare per compiere sporcizia morale ma si tratta di pochissime persone. E non era il caso di montare un caso nazionale per gettare discredito sulla Chiesa che tutti vogliamo "santa e immacolata, senza macchia nè ruga" (S. Paolo). Mulè e il suo "capo" Marina Berlusconi avrebbero dovuto mettere in evidenza semmai la nuova linea di Benedetto XVI contro la sporcizia morale dentro la Chiesa, la tolleranza zero verso i preti e i vescovi che si sono macchiati di gravi delitti, la richiesta di perdono fatta alle vittime di abusi da parte del Papa a Malta e alle Comunità d'Irlanda, la destituzione di preti e vescovi, ma nel pezzo di Panorama non c'è un rigo. C'è solo la ricerca smodata del sensazionalismo, del protagonismo e della caccia alle streghe. Noi stiamo dalla parte dei preti che fanno del bene, ma che non fa notizia. Eppure, se il giornalista di Mulè, andasse non un mese, ma un giorno alla Charitas di Roma, con la telecamera, capirebbe la verità da che parte sta. Un prete è un consacrato, è alter Christus, è un ministro di Dio, e a Roma, casi di indegnità nel clero, che lavora nella vigna del Signore, non ce ne sono. Due mele marce non rappresentano il clero nel suo insieme, e, sprecare tanto inchiostro per una falsa notizia o, peggio, uno scoop che non c'è, significa fare cattivo giornalismo. Ma, soprattutto, fare un pezzo su Roma, diocesi del Papa, evidenzia che Panorama è privo di argomenti giornalistici solidi e robusti e attinge ai grandi nomi della Chiesa cattolica per avere un posto in prima pagina o in copertina nella stampa italiana e per uscire da un anonimato cui i lettori del settimanale Panorama hanno relegato Mulè.
Alberto Giannino
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